Poco dopo aver annunciato oltre 15 miliardi di investimenti da gruppi Usa in Francia (fra cui Amazon, Microsoft, Morgan Stanley) per stimolare l’economia, risanare le finanze pubbliche e trasformare Parigi in un centro finanziario dell’Europa post-Brexit, Emmanuel Macron ha parlato di M&A bancario in Europa all’interno di un discorso ad ampio raggio che ha toccato il tema del debito comune, di una Difesa comune e dell’energia. E non a caso, visto che in Spagna le fusioni sono partite con l’opa (ostile) di BBVA su Sabadell su cui il governo forse può mettere un veto (ma non bloccare la fusione, solo eventualmente togliere gli incentivi fiscali).
Il presidente ha detto che sarebbe aperto a considerare una grande banca francese rilevata da una concorrente dell'Unione europea per stimolare una più profonda integrazione, fondamentale per la crescita dell’Ue. «Agire da europei significa che è necessario consolidarsi come europei», ha detto Macron in un’intervista a Bloomberg, a margine di Choose France, vertice sugli investimenti a Versailles.
Macron ha cercato di persuadere i partner europei ad accogliere un programma importante di riforme in cui trasformare l’Ue in una forza economica più unita e forte attraverso la protezione dei propri interessi e riducendo le regole all’interno el mercato unico mentre fuori dai confini prosegue la guerra in Ucraina. Un discorso sul futuro dell’Unione che richiama molto quello fatto di recente da Mario Draghi.
Dopo l’annuncio dei 15 miliardi di finanziamenti esteri, Macron ha spiegato che noi francesi «chiaramente abbiamo colmato il divario con gli altri e ora siamo i primi in Europa». Le sue proposte, ricorda Bloomberg, hanno incontrato «una forte opposizione in Germania e all’interno dei paesi alleati, che sono diffidenti nel mettere in comune le reciproche passività finanziarie».
«Dobbiamo reimpostare completamente il nostro modello», ha sottolineato Macron. Un fallimento in tal senso, secondo il leader francese, bloccherebbe l’Europa su un percorso verso il declino economico a lungo termine, un declino industriale, un calo della produttività sotto il fardello di debiti pubblici sempre più appesantiti dallo stato sociale e dall’invecchiamento della popolazione.
Al centro del piano di Macron c’è l’idea di «scatenare il potere finanziario represso dell’Europa» per guidare un’ondata di investimenti in grado di stimolare la crescita e l’innovazione, oltre a potenziare l’esercito europeo di fronte alla minaccia di un’aggressione russa.
La Francia ospita molte delle più grandi banche dell’area euro, fra cui Bnp Paribas con un bilancio di 2,7 trilioni in grado di far concorrenza al Pil di diversi paesi. Bnp Paribas è stata non a caso soprannominata la JPMorgan Chase d'Europa, anche se gli 80 miliardi di capitalizzazione sono pochi rispetto a quelli delle più importanti banche statunitensi. La stessa JP Morgan, per esempio, vale 570 miliardi di dollari in borsa.
Macron ha aggiunto durante l’intervista che l'incapacità di Bnp Paribas di eseguire fusioni transfrontaliere solleva «diverse questioni. Abbiamo bisogno di un consolidamento», ha aggiunto il presidente, in modo che Bnp Paribas possa a sua volta rilevare sul mercato concorrenti più piccoli.
Bnp Paribas è considerato un gruppo con capacità di acquisire altre banche quando ha ceduto le attività negli Usa all'inizio dello scorso anno. Eppure i manager della banca francese hanno usato per ora il capitale in eccesso per acquistare azioni proprie ed effettuare i cosiddetti investimenti piccoli (bolt-on).
L’incremento delle dimensioni delle grandi banche comporta anche una serie di complicazioni normative. Bnp Paribas potrebbe far fronte a un maggiore accantonamento di capitale a causa dei rischi che potrebbe comportare per il suo equilibrio se il bilancio dovesse diventare più complesso. Alla domanda poi se il discorso includa la possibile vendita in Europa di Société Generale, il presidente ha risposto: «sì, certo».
Ma l’ultimo tassello della cosiddetta unione bancaria europea, l’assicurazione congiunta sui depositi, manca ancora. La Germania e il blocco dei governi nordici ritiene che i risparmiatori del loro paesi non dovrebbero cadere in balia delle perdite delle banche di altre nazioni. Però i banchieri, anche quelli italiani, ricordano spesso che questo fatto ostacola le fusioni transfrontaliere in Ue, perché i fondi in uno Stato non sono considerati sicuri come quelli di un altro.
A questo si sovrappone un altro problema in Europa, la paura dei governi di perdere campioni nazionali inglobati da concorrenti più grandi, anche se questo aiuta a creare gruppi bancari importanti. «E’ un mondo totalmente nuovo e abbiamo bisogno di un modello di business per gli europei», ha sottolineato Macron nel corso dell’intervista.
Il presidente francese ha aggiunto che l’Europa deve essere meno ingenua sull’adottare misure protezionistiche quando sono minacciati i propri interessi, dal momento che «né la Cina né gli Stati Uniti li rispettano e che L’Organizzazione Mondiale del Commercio non governa più». Inoltre, bisognerebbe aumentare il bilancio Ue di 1.000 miliardi di euro per accompagnare l’aumento negli investimenti privati creando un mercato unico finanziario di prodotti di risparmio. «Abbiamo bisogno di molti più investimenti fondati su un budget comune», ha detto Macron. «Abbiamo bisogno di 1 trilione in più».
Macron ha toccato anche il tema TotalEnergies, gruppo petrolifero francese con il potenziale per diventare un campione europeo, che medita di spostare la quotazione principale a Wall Street citando la pesante regolamentazione sul clima in Europa che, secondo il ceo Patrick Pouyanne, limita l’accesso al capitale e deprime la valutazione del titolo in borsa. Secondo calcoli di Bloomberg, l’attuale capitalizzazione di mercato di Total, pari a 165 miliardi di euro, potrebbe crescere del 40% se gli utili fossero valutati sulla stessa base di quelli dei concorrenti Usa quali come Exxon Mobil.
Macron ha detto che non sarebbe felice se l’ad Pouyanne alla fine decidesse di spostare il listing principale di Total negli Usa. «E ne sarei molto sorpreso», ha aggiunto. «La regolamentazione statunitense in termini di cambiamento climatico dovrebbe essere più seria e riallinearsi a quella europea», ha commentato il presidente francese. (riproduzione riservata)