La vittoria di Donald Trump spinge il dollaro, che recupera terreno sulle altre valute. La scalata del biglietto verde, reduce da giorni di debolezza, è iniziata nella notte italiana, quando è diventato via via più chiaro che il tycoon sarebbe tornato alla Casa Bianca. Così il cambio euro/dollaro è arrivato a 1,075 (-1,7% circa nella mattina del 6 novembre), per effetto proprio di un rafforzamento della moneta americana. Allo stesso modo il cambio sterlina/dollaro ha toccato quota 1,29 (-1,3% circa).
«È il dollaro il grande vincitore dell’esito elettorale», osserva Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia. «Tra tutte le risposte dei mercati, quella del dollaro si è rivelata particolarmente marcata, dimostrando la sua forza contro quasi tutte le valute e segnalando la fiducia degli investitori nella moneta statunitense come pilastro di stabilità in un momento di cambiamento politico significativo».
Il recente indebolimento del biglietto verde era legato alla pubblicazione di alcuni sondaggi che, nel fine settimana pre-elettorale, davano in salita le quotazioni di Kamala Harris, sfidante di Trump. Harris, infatti, sarebbe stata una presidente in continuità con Joe Biden. Con Trump, invece, i mercati si aspettano una ripresa delle pressioni inflazionistiche come conseguenza delle sue politiche su immigrazione, tasse e tariffe. Una tendenza che spingerebbe al rialzo anche i rendimenti obbligazionari e il dollaro. «Abbiamo motivo di credere che la presidenza di Trump potrà avere effetti positivi sul dollaro e sugli asset sicuri, almeno nel breve periodo. La combinazione tra protezionismo, maggiore volatilità dei mercati e rischio geopolitico favorirà gli asset in dollari», aggiunge Sansone. Anche Carol Kong, strategist della Commonwealth Bank of Australia, prevede una crescita del dollaro sul breve periodo, per per effetto del ritorno di Trump alla Casa Bianca.
Trump a parte, il dollaro è sostenuto anche da una serie di fattori strutturali che giocano a suo favore. Primo tra tutti la forza dell’economia statunitense: nel terzo trimestre 2024 il pil è cresciuto del 2,8% e, nonostante alcuni dati macroeconomici altalenanti (soprattutto sul mercato del lavoro), nel complesso il quadro resta solido. In più, il mercato azionario statunitense è il maggiore al mondo, il che porta verso gli Stati Uniti massicci flussi di denaro. «In definitiva, enormi capitali stanno entrando costantemente nel mercato americano, supportando strutturalmente il tasso di cambio del dollaro. Questo è il principale motore della recente forza del dollaro», conclude Sansone.
Un dollaro forte rispetto all’euro può fare bene, indirettamente, anche alle società italiane perché si traduce in un aumento dei ricavi e dei profitti nei bilanci in euro. In questo caso le società meglio posizionate, tra le quotate a Piazza Affari sono quelle del settore energy (Saipem, Eni e Tenaris), le industriali molto esposte agli Stati Uniti come Prysmian, Stm, Pirelli e le aziende del lusso. (riproduzione riservata)