Dopo due annate molto positive nel 2024 e nel 2025, il settore europeo della difesa ha perso slancio nel 2026, con l’indice Msci Europe Aerospace & Defense in calo dello 0,7% rispetto al rialzo del 5% del Msci Europe da inizio anno al 29 maggio.
La recente sottoperformance del settore è principalmente il risultato di una combinazione di fattori tecnici, macroeconomici e legati alla narrativa di mercato piuttosto che di una reale messa in discussione dei suoi fondamentali: il settore era ampiamente rappresentato nei portafogli a inizio anno, fattore che ha portato a un significativo profit-taking durante la fase di correzione del mercato. Si stima che il capitale investito dagli hedge fund in posizioni rialziste sia sceso dal picco di 23 miliardi a 12 miliardi di dollari, mentre le posizioni che puntano su un ribasso del settore sono salite oltre il 4% del flottante, il livello più elevato dalla riunione Ue-Nato del febbraio 2025.
Il mercato ha poi iniziato a interrogarsi sulla capacità dei governi europei di sostenere nel tempo livelli elevati di spesa per la difesa in un contesto caratterizzato da crescita debole, finanze pubbliche sotto pressione e costi dell’energia in aumento, soprattutto alla luce del conflitto in Medio Oriente. Gli annunci di cessate il fuoco in Ucraina o di una de-escalation in Medio Oriente hanno ripetutamente pesato sul settore poiché ogni segnale di allentamento delle tensioni viene percepito come negativo per i titoli della difesa.
Inoltre alcuni titoli europei hanno sottoperformato nonostante l’aumento delle tensioni legate alla guerra in Iran evidenziando una crescente disconnessione tra il rischio geopolitico e la reazione dei mercati azionari. In un contesto caratterizzato da valutazioni elevate gli investitori si sono inoltre mostrati meno tolleranti nei confronti di slittamenti nelle tempistiche, ritardi nelle consegne degli ordini o risultati inferiori alle attese.
Rheinmetall ne è un esempio: i risultati del quarto trimestre 2025 sono stati leggermente inferiori alle attese e il titolo ha perso il 18,4% da inizio anno. Il ruolo crescente di droni, sistemi radar, difesa aerea e missili di precisione ha infine portato il mercato a mettere in discussione le società considerate maggiormente esposte agli equipaggiamenti pesanti tradizionali rispetto a quelle più orientate verso le tecnologie del cosiddetto new warfare.
Nonostante questa fase di sottoperformance gli elementi chiave a sostegno della tesi d'investimento restano intatti. Il riarmo europeo rappresenta una risposta a diversi decenni di sottoinvestimento e riflette un’agenda orientata alla sovranità strategica che è destinata a durare nel tempo. In Europa l’orientamento delle politiche di bilancio conferma che la spesa per la difesa rimane una priorità di lungo periodo. In Francia la Legge di Programmazione Militare 2024-2030 prevede 413 miliardi di spesa per la difesa. In Germania il progetto di bilancio della difesa per il 2027 prevede un aumento del 21%, portando la spesa a 145 miliardi e rafforzando in modo significativo la capacità nazionale di approvvigionamento nel settore della difesa.
Il settore continua a beneficiare di un’elevata visibilità operativa, sostenuta da portafogli ordini ai massimi storici e da un momentum commerciale sostenuto. Rheinmetall dispone di un portafoglio ordini di 73 miliardi di euro e conferma l’obiettivo di crescita dei ricavi 2026 compresa tra il 40% e il 45%. Il portafoglio ordini di Leonardo ammonta a quasi 57 miliardi e gli ordini acquisiti nel primo trimestre 2026 sono stati il doppio dei ricavi. Thales ha confermato la solidità del business nella difesa, con 4,7 miliardi di nuovi ordini nel primo trimestre e una crescita organica del 14,3% della divisione. Dassault Aviation beneficia a sua volta di una visibilità particolarmente elevata grazie a un portafoglio ordini di 46,6 miliardi di euro, ulteriormente supportato da una posizione di cassa netta pari a 9,4 miliardi. (riproduzione riservata)
*head of capital markets strategies Tikehau Capital