Le azioni europee stanno silenziosamente raccontando una delle storie più interessanti della finanza globale. Gli investitori internazionali hanno allocato più capitali nelle azioni europee nel 2025 che in qualsiasi altro momento della storia. Secondo il nostro investment research team, continuano a investire in Europa a livelli più elevati rispetto a qualsiasi altro periodo storico dell’ultimo decennio, nonostante la persistente incertezza geopolitica.
Questo non è avvenuto per caso. È, in parte, il risultato di un contesto normativo che, dopo decenni di riforme della struttura dei mercati, è riuscito ad aumentare la liquidità e a generare benefici concreti per gli investitori finali. Il gruppo E6 dei Paesi dell’Ue (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Spagna) ha definito priorità condivise sul pacchetto europeo per l’Integrazione e la supervisione dei mercati. Si tratta di un momento destinato a influenzare la traiettoria futura dei mercati azionari del blocco europeo. Le riforme dovrebbero sempre basarsi su evidenze concrete. E le evidenze sono chiare.
In primo luogo i mercati dell’Ue funzionano meglio di quanto molti credano. La concorrenza tra borse valori, sedi di negoziazione e banche ha trasformato radicalmente i mercati azionari europei negli ultimi quindici anni. Gli spread si sono ridotti. La qualità dell’esecuzione è migliorata. I costi di trading per gli investitori finali sono diminuiti in modo significativo. Il report pubblicato dal think tank specializzato nei mercati dei capitali New Financial, in collaborazione con Goldman Sachs, ha dimostrato che la varietà dei meccanismi di negoziazione (order book trasparenti delle sedi di negoziazione, aste periodiche, internalizzatori sistematici e altri meccanismi di esecuzione) ha prodotto risultati misurabilmente migliori per gli investitori europei.
In secondo luogo, la competitività è rafforzata dalla possibilità di scelta. La Commissione Europea e l’Esma fanno bene a porsi interrogativi importanti sulla competitività dell’Ue. Tuttavia è fondamentale formulare una diagnosi corretta: il divario rispetto agli Stati Uniti non deriva dal fatto che gli investitori europei dispongono di troppe opzioni su dove e come negoziare. Dipende piuttosto dal fatto che gli input del mercato europeo sono di dimensioni inferiori rispetto a quelli del mercato statunitense.
L’Europa ha urgente bisogno di rafforzare i sistemi pensionistici, aumentare la partecipazione degli investitori retail ai mercati finanziari, affrontare il trattamento fiscale delle operazioni azionarie e garantire la stabilità normativa necessaria affinché gli investitori siano disposti a impegnare capitale nel lungo periodo. Nel frattempo accogliamo con favore l’introduzione del Consolidated Tape, che entrerà in funzione a luglio e contribuirà a rafforzare la competitività europea più di qualsiasi limitazione relativa alle sedi di negoziazione a cui gli investitori possono accedere.
Un altro importante ambito di opportunità consiste nel garantire la libertà di scelta anche nelle infrastrutture post-trading. Secondo l’Afme, i costi di compensazione e regolamento delle operazioni sono del 65% più elevati in Europa rispetto agli Stati Uniti. Progressi verso infrastrutture post-trading più integrate a livello europeo migliorerebbero in modo significativo i risultati per gli investitori. Non si tratta di convergere verso un’unica infrastruttura. Si tratta piuttosto di garantire una maggior interoperabilità tra le diverse controparti centrali (Central Counterparties) e i depositari centrali di titoli (Central Securities Depositaries) dell’Unione europea, al fine di promuovere la concorrenza e aumentare l’efficienza operativa dei mercati azionari europei. Sono queste le riforme che potrebbero realmente fare la differenza.
In terzo luogo, il contesto geopolitico richiede stabilità normativa. Operiamo in un contesto geopolitico caratterizzato da una forte incertezza. I capitali sono mobili e gli investitori globali stanno rivalutando dove allocare le proprie risorse. Gli investitori hanno bisogno di stabilità per destinare capitali con un orizzonte di lungo termine. Istituzioni stabili. Stato di diritto stabile. Un quadro normativo stabile e prevedibile. È proprio per questo che non è il momento giusto per interventi strutturali sui mercati azionari dell’Unione europea. Ridurre la concorrenza, limitare la gamma di opzioni disponibili per l’esecuzione degli ordini o imporre regole eccessivamente prescrittive rischierebbe di alimentare incertezza normativa e instabilità. Quarto, ma non meno importante, l’Unione del Risparmio e degli Investimenti, una più profonda integrazione dei mercati dei capitali, il Consolidated Tape, la semplificazione delle regole di quotazione e la riforma della cartolarizzazione rappresentano, nel loro insieme, un’opportunità generazionale per mobilitare il capitale europeo a sostegno della crescita europea. Se l’Unione Europea saprà mantenere la rotta il prossimo decennio potrebbe appartenere ai mercati dei capitali europei. (riproduzione riservata)
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Goldman Sachs International