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Mercati Azionari Leggi dopo

Ecco cosa serve all’Italia dopo la fine del Pnrr

di Carlo Pelanda
03 dicembre 2025, 21:10 Ultimo aggiornamento: 21:30

Dopo il Pnrr, l'Italia pianifica un programma stimolativo per il 2027. L'operazione "Patrimonio pubblico contro debito" mira a migliorare il rating finanziario e attrarre investimenti esteri, riducendo il debito pubblico

Serve una strategia per la sostituzione del Pnrr che terminerà nel 2026 con un altro programma stimolativo nel 2027. La prima ipotesi è un’operazione «Patrimonio pubblico contro debito» perché la riduzione del secondo ha forti effetti stimolativi in termini di migliore voto di affidabilità finanziaria ed aumento delle risorse nel bilancio nazionale sia per ridurre le tasse sia per finanziare progetti futurizzanti oltre che attrarre più investimenti esteri.

Il dibattito ventennale su patrimonio e debito

Da più di due decenni - io dal 1998 per rendere sostenibile l’euro all’Italia - tale operazione è stata invocata, particolarmente su queste pagine, e studiata in tante varianti da una molteplicità di attori perché quella più potente per invertire il lento declino economico/industriale dell’Italia a partire dagli anni ‘70 e ‘80 dopo la buona crescita nel dopoguerra.

Ma la politica ha sempre temuto la perdita di consensi e solo recentemente ha attivato un programma di dismissione parziale del patrimonio statale in azioni e, minimo, in immobili. Inoltre la comunità degli economisti italiani, per lo più, ha sempre enfatizzato che un debito si riduce con la crescita. Vero, ovviamente. Ma se il debito oltre una data soglia impedisce la crescita stessa? A questa domanda i colleghi, per lo più, hanno continuato a rispondere con il mantra «serve più crescita». Io ho sempre sostenuto, invece, che per fare più crescita nel caso italiano è necessaria la fiducia finanziaria derivante da una dedebitazione stimolativa di investimenti.

Il limite del Pnrr e il costo del debito

Il Pnrr ha permesso alla politica di rinviare una dedebitazione più forte, al momento perseguendola, pur meritoriamente, solo come rientro nei parametri Ue. Ma finito il Pnrr servirà altro. E questo altro implica la riduzione degli 80-90 miliardi anno correnti di servizio del debito. Possibile? L’iniziale rigore del governo ha migliorato rating e percezione globale dell’Italia. Pertanto ora ritengo possibile attivare l’operazione patrimonio contro debito (pubblici).

Come? Creando un Fondo italiano di bilanciamento (Fib) di proprietà statale a cui lo Stato trasferisce un tot di immobili, azioni e concessioni. Il patrimonio disponibile è tra 600 e 700 miliardi. Buona parte di quello immobiliare è proprietà degli enti locali, ma non è un problema: basta formare comparti specifici nel Fib.

Missione, dimensioni, tempi e rendimenti

A questo fondo va data una doppia missione: non solo vendere, ma anche valorizzare, per esempio portando la rendita degli immobili non essenziali per funzioni pubbliche a standard di mercato. Entità: circa 250 miliardi di patrimonio sono trasferibili senza minus per le funzioni operative pubbliche al Fib. Tempi: 15 anni. Anticipazione dei valori futuri via cassa immediata? Servirebbe una garanzia europea per emissioni obbligazionarie del Fib. Rendimento annualizzato stimato a favore di investimenti e/o detassazione: circa 18 miliardi, quasi un punto di pil, a partire dal secondo anno di attivazione del Fib. Quando? Necessariamente dopo le elezioni politiche del 2027, ma avviando ora il progetto. (riproduzione riservata)



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