Non si ferma la corsa del prezzo dell'oro che ha aggiornato il massimo storico a 2.353,79 dollari l’oncia, un trend guidato dalla forte domanda arrivata dall’Asia. A dare il là agli acquisti sono state le ultime indicazioni arrivate dalla Banca Popolare Cinese (PBoC) che ha incrementato a marzo le sue riserve aurifere per il diciassettesimo mese consecutivo. Deteneva 72,74 milioni di once di oro alla fine di marzo, in aumento rispetto alle 72,58 milioni di once di febbraio, secondo i dati ufficiali pubblicati domenica. «Con la PBoC così come la Reserve Bank of India che assorbono lingotti per rafforzare le rispettive riserve, questa massiccia serie di acquisti da parte delle banche centrali globali sta sicuramente alimentando l'impennata dei prezzi dell'oro», ha commentato Han Tan, analista di Exinity.
Un trend positivo (+13% da inizio anno) nonostante alcune novità che dovrebbero giocare contro il rialzo del metallo giallo: i robusti dati sul mercato del lavoro Usa pubblicati venerdì scorso che allontanano il taglio dei tassi da parte della Fed; l'attenuazione delle tensioni geopolitiche grazie all'annuncio del ritiro delle truppe israeliane dal sud della striscia di Gaza; i deflussi dagli Etf garantiti dall’oro. «Ma dopo il congelamento delle riserve di valuta estera russe e dei beni di circa 2000 persone ed entità collegate, ravvisiamo un cambiamento fondamentale della domanda», ha osservato Steven Bell, chief economist Emea di Columbia Threadneedle Investments. «La recente decisione di destinare gli interessi di alcuni conti alla ricostruzione dell'Ucraina conferma la natura mutevole dei beni rifugio e dovrebbe favorire nuovamente il metallo giallo», ha previsto Bell.
In effetti, molti analisti si aspettano che l’oro toccherà nuovi massimi una volta che la Fed inizierà a tagliare i tassi chiave. «Avevamo precedentemente proposto una stima a 2.400 dollari l'oncia se la Fed avesse tagliato i tassi nel primo trimestre del 2024; ci impegniamo a mantenere tale stima per quest'anno, anche se i tagli dei tassi arriveranno più tardi», hanno affermato gli analisti di BofA. L'inflazione statunitense rimane un fattore chiave per i prezzi dell'oro. Attenzione, allora, ai dati sull'inflazione statunitense in uscita mercoledì che aiuteranno a valutare il percorso di politica monetaria che intraprenderà la Fed nei prossimi mesi (probabilità del 93% che la banca centrale mantenga i tassi invariati al prossimo meeting del 1° maggio).
Anche il prezzo dell’argento sale dell'1,32% a 27,86 dollari l’oncia (massimo intraday a 28,08 dollari, top da giugno 2021) dopo che le importazioni dell'India sono balzate del 260% a febbraio, raggiungendo un nuovo massimo storico. La domanda più alta in India, il più grande consumatore di argento al mondo, può sostenere i prezzi che si trovano vicino ai massimi degli ultimi tre anni. In particolare, l’India ha importato un record di 2.295 tonnellate di argento a febbraio, rispetto alle 637 tonnellate di gennaio, ha detto un funzionario governativo all’agenzia Reuters. A febbraio, l'India ha importato 939 tonnellate dagli Emirati Arabi Uniti grazie a dazi più bassi.
Le importazioni di argento del paese sono aumentate a 2.932 tonnellate nei primi due mesi del 2024 rispetto alle 3.625 tonnellate di tutto il 2023, secondo i dati preliminari del Ministero del Commercio e dell'Industria. Le importazioni indiane sono cicliche. In un anno, possono essere molto alte, poi l'anno successivo diminuire. «Dato che le importazioni sono diminuite nel 2023 dopo gli acquisti record del 2022, possiamo aspettarci un aumento delle importazioni nel 2024», ha detto Chirag Thakkar, ceo di Amrapali Group Gujarat, uno dei principali importatori di argento. «Le importazioni dell'India potrebbero salire a 6.000 tonnellate nel 2024 rispetto alle 3.625 tonnellate dell'anno scorso, trainate dalla forte domanda da parte delle industrie manifatturiere. Ma c’è anche chi sta acquistando questo metallo a scopo di investimento, credendo che registrerà rendimenti più elevati rispetto all'oro». (riproduzione riservata)