Export italiano sempre più diversificato a livello territoriale. Anzi, peculiarità produttive si riscontrano in ciascuna provincia. Ma è proprio questo livello di specializzazione che rende il made in Italy un unicum nello scenario mondiale, permettendo, a dispetto della crisi generata dalla pandemia da Covid, la tenuta delle diverse realtà territoriali.
È quanto emerge dall’ultima analisi condotta da Sace sulle dinamiche dell’export di province e regioni italiane e sulle singole specializzazioni. Più in dettaglio, nei primi nove mesi del 2020 si riscontra un forte calo dell’export (-12,5%) su quasi tutto il territorio nazionale rispetto allo stesso periodo del 2019. Si salva, con una dinamica un po’ meno negativa della media, il Mezzogiorno (a esclusione delle Isole) grazie a fattori settoriali e geografici: da un lato le ottime performance dei prodotti agroalimentari, e dell’altro quelle della regione Molise, che ha registrato una crescita delle vendite oltreconfine significativa, con un balzo del 31,4%.
Nonostante il calo dell’export riscontrato nei primi tre trimestri del 2020, tra luglio e settembre Sace fa notare una generale ripresa delle vendite all’estero (+24,1% congiunturale), tornate quasi ai livelli del primo trimestre del 2020. «Lo shock pandemico ha messo ancor più in risalto le potenzialità inespresse dell’export del Mezzogiorno, potenzialità che potrebbero essere sviluppate nel prossimo futuro sia verso quelli che sono già importanti partner commerciali (come Stati Uniti, Francia e Germania) sia verso aree geografiche ancora poco conosciute ai prodotti meridionali», spiega il rapporto.
Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Piemonte, che pur continuano a giocare ruoli da protagonista nell’export nazionale, hanno visto un calo in quasi tutti i settori merceologici che vendono all’estero, in particolare nella meccanica e nel tessile e abbigliamento. Anche in queste regioni a reggere meglio è stato il comparto agroalimentare, riuscendo contenere maggiormente gli effetti negativi e in alcuni casi addirittura accrescere le vendite oltreconfine.
La meccanica strumentale ha subito una contrazione in tutte le regioni d’Italia, provocando in particolare una flessione in quelle, come Lombardia e Piemonte, in cui l’export del settore ha un peso rilevante.
Fanno eccezione alcune categorie di prodotto, riuscite tuttavia a mantenere un andamento positivo nonostante le difficoltà presenti nei settori di appartenenza: è il caso del mobilio forlivese, del comparto moda di Arezzo, nonché dei macchinari agricoli del padovano e del vicentino. (riproduzione riservata)