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Manuela Franchi, ad di Dovalue
Manuela Franchi, ad di Dovalue
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Dovalue strappa (+8%) in borsa con volumi record: più di 1000 volte la media giornaliera. Focus sul ritorno al dividendo e sulla crescita in Germania

27 febbraio 2026, 11:05 Ultimo aggiornamento: 17:44

Effetto conti 2025 con l’utile triplicato, ricavi e nuovo business oltre le attese. L’ad Franchi: nuove opportunità da credito d'imposta in Italia (al lavoro per ottenere una licenza) e dalla neo acquisita coeo

Il titolo Dovalue strappa un +8,14% a 2,47 euro a Piazza Affari (top intraday a 2,572 euro) il 27 febbraio in chiusura, il maggior incremento delle ultime 10 settimane, con scambi boom: 5,9 milioni di pezzi passati di mano, 1026 volte la media giornaliera a 20 giorni di 5.750. Effetto conti 2025 con l’utile triplicato a 25 milioni di euro, ricavi e nuovo business oltre le attese degli analisti.

L’ultima volta che l’azione della società di servizi finanziari guidata da Manuela Franchi ha registrato un movimento così ampio è stato lo scorso 8 settembre e la notizia più letta della giornata è stata: «DoValue sale mentre Intesa Sanpaolo aumenta il target price sulle prospettive di crescita». Il titolo è balzato del 46% nelle ultime 52 settimane rispetto a una contrazione media del 4,9% dei competitor.

L’ad Franchi: nuove opportunità da credito d'imposta in Italia e da coeo

Nel presentare il 27 febbraio i risultati, l’ad Franchi ha detto che vede nuove opportunità dal credito d'imposta in Italia e dalla neo acquisita coeo. Soffermandosi sul credito d'imposta in Italia ha osservato che «la pipeline a 18 mesi ammonta a 50 miliardi, ben distribuiti tra Paesi e classi di attività, di cui quasi un quarto è costituito da crediti inesigibili».

Con la legge di bilancio, il governo ha introdotto un nuovo quadro per il recupero delle imposte non pagate e delle entrate, con un decreto previsto per marzo che definirà i parametri operativi, inclusa la potenziale esternalizzazione a operatori autorizzati, «un passaggio chiave per il flusso dei volumi», ha spiegato Manuela Franchi.

In questo contesto, Dovalue sta lavorando per ottenere una licenza per essere tra i servicer selezionati. Per ora, lo stock iniziale identificato è stato recuperato per 20 miliardi e la società sta «prudentemente» includendo 4 miliardi di quanto presente nella sua pipeline come quota realisticamente raggiungibile in base al valore.

Cifre, ha chiarito la Franchi, che rappresentano solo la prima fase dell'opportunità, in particolare i crediti degli enti locali che erano già stati ceduti all'Agenzia delle Entrate. Se il modello si dimostrasse efficace e scalabile, «la pipeline si espanderebbe in modo significativo, potenzialmente includendo i crediti degli enti locali attualmente gestiti da operatori locali più piccoli, e i crediti della pubblica amministrazione centrale oggi gestiti esclusivamente dall'Agenzia delle Entrate», ha precisato.

La Germania è il mercato più grande della neoacquisita coeo

Mentre per quanto riguarda la neoacquisita coeo (il gruppo ha ottenuto tutte le autorizzazioni ad eccezione della Germania, dove il processo di nullaosta è in corso e il closing è atteso a breve), «la pipeline è estremamente solida, con un potenziale di fatturato annuo aggiuntivo di oltre 250 milioni. Ciò significa che, con le attuali esigenze del mercato, coeo può più che raddoppiare il suo fatturato annuo e diversificare notevolmente la sua base clienti».

L’espansione in Germania rappresenta la prima sinergia dell'acquisizione di Coeo, in quanto è il mercato più grande della neo acquisita. Per cui, «il mercato tedesco diventerà molto importante per noi: la Germania è attualmente il 20° mercato in Europa» per valore di Npl detenuto nei bilanci bancari, con 46 miliardi di dollari, +24% rispetto al 2019 e +21% rispetto all'attuale dimensione italiana. Una cifra che riguarda solo le banche. Esclude le posizioni detenute da investitori, fintech e acquirenti di debito.

A questo bisogna aggiungere i crediti verso entità non finanziarie servite da coeo. Di conseguenza il mercato target per Dovalue è decisamente «più ampio rispetto ai dati di bilancio, soprattutto con il mercato del servicing altamente frammentato, con servicer tipicamente specializzati per segmenti di clientela e non consolidati in modo significativo fino ad oggi», ha indicato l’ad, ricordando che dal 2019 la Germania richiede una licenza CSI per operare nel servicing del credito, licenza che Docalue ha già ottenuto.

I giudizi degli analisti post conti 2025

Dei conti Mediobanca Research (rating outperform e target price a 3,40 euro) ha apprezzato soprattutto la generazione di free cash flow del quarto trimestre del 2025 di 60 milioni di euro, il 22% sopra la sua stima di 49 milioni, e la crescita del nuovo business a 14,5 miliardi di gross book value, superiore alla guidance della società di oltre 12 miliardi. Inoltre, DoValue ha confermato i target 2026 di ricavi lordi a 800 milioni (consenso a 787 milioni), ebitda adjusted a 300 milioni (consenso 296 milioni) e rapporto debito netto/ebitda a 2,2x, in linea con la stima del consenso.

Focus sul ritorno al dividendo

Per Banca Akros (buy e target price a 3,3 euro) i risultati del quarto trimestre dello scorso anno sono «complessivamente in linea» con le sue stime, con un ebitda di 77 milioni. La proposta di dividendo dovrebbe essere coerente con la politica aziendale: payout del 50-70% dell’utile netto al netto delle voci non ricorrenti, che per l’esercizio 2025 è stato, appunto, di 25 milioni. Molto bene la leva finanziaria netta scesa a 2x. Dovalue ha anche confermato di attendersi la chiusura dell’acquisizione di Coeo nel breve termine e di essere al lavoro su un nuovo business plan.

Equita (hold e target price a 2,7 euro) parla di risultati trimestrali sopra le attese a livello di ebitda e posizione finanziaria netta per i minori costi operativi. La generazione di cassa è stata superiore alle attese: «la sorpresa è attribuibile a un maggior rilascio da capitale circolante netto (8 milioni), mentre la migliore performance operativa è stata compensata da maggiori capex (-20 milioni).

Quanto al ritorno al dividendo Equita si attende a valere sul bilancio 2025 0,09 euro per azione (rendimento del 4%) e sul bilancio 2026 0,10 euro per azione (yield del 4,4%). In merito, l’ad Manuela Franchi ha specificato che «proporremo di posizionarci nella fascia alta delle nostre indicazioni in termini percentuali, probabilmente arrotondando i numeri per eccesso».

Potenziale ulteriore upside del 38%

Attualmente il consenso Bloomberg vede 5 rating buy, 1 hold e 0 sell con un prezzo obiettivo medio a 3,38 euro che implica un margine di apprezzamento del 38,5% rispetto alla quotazione attuale. (riproduzione riservata)



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