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Gli Onorato accusano il finanziere Di Meo di Insider Trading

Dossier Moby in tribunale

di Nicola Capuzzo
05 marzo 2021, 11:03 Ultimo aggiornamento: 11:14

Esposto alla Procura di Milano: nel mirino le manovre che ostacolano il via libera al piano per salvare la compagnia. Che intanto chiude le linee merci con la Sicilia

Finisce in procura, a Milano, la ristrutturazione finanziaria di Moby. Secondo quanto risulta a MF Shipping&Logistica la famiglia Onorato avrebbe depositato un esposto al Tribunale di Milano nei confronti di Antonello Di Meo (senior distressed debt analyst per il fondo Sound Point Capital) con l’accusa di insider trading ed estorsione. Chiara l’accusa degli armatori di Moby: indirizzando alcuni fondi che hanno comprato a forte sconto i bond emessi anni fa dalla compagnia di traghetti e in scadenza nel 2023, Di Meo starebbe impedendo il risanamento della compagnia chiedendo che la propria quota di debito venga ripagata con ritorni multipli (c’è chi parla del 300%), creando così un’asimmetria rispetto agli altri detentori di bond e alle banche. Queste ultime, così come gli altri obbligazionisti, avrebbero già dato un proprio via libera di massima al piano di rientro messo a punto da Moby e per questo la famiglia Onorato, che controlla il gruppo, avrebbe deciso di muoversi con l’accusa di estorsione. Se confermato sarebbe un ulteriore attacco legale dopo quello ufficializzato ieri proprio da Moby alla Financial conduct authority britannica e alla Sec statunitense nei confronti del fondo americano Sound Point Capital Management e di quelli inglesi Aptior Capital, BlueBay Asset Management e Cheyne Capital Management.

Anche in quel caso le accuse sono di insider trading perché, secondo gli Onorato, sia Di Meo che i fondi, durante il periodo di standstill accordato dai creditori successivamente al non disclosure agreement firmato dagli stessi investitori istituzionali, avrebbero continuato a trattare il bond fino a salire a una quota del 50% delle obbligazioni rappresentate dal cosiddetto ad hoc group (che vale circa 150 dei 300 milioni complessivi dei bond emessi).

Sound Point avrebbe nei mesi scorsi liquidato la propria posizione (non risulterebbe più fra i creditori), ma Di Meo, in rappresentanza evidentemente di altri investitori, continua il braccio di ferro con Moby per massimizzare il proprio investimento, anche a costo di compromettere il raggiungimento di un accordo a poche settimane dalla scadenza fissata dal Tribunale di Milano (28 marzo) per l’approvazione del concordato preventivo.

In attesa di capire se e come la Procura deciderà muoversi, la compagnia di traghetti porta avanti il piano di drastico taglio dei costi che, dopo la chiusura della sede di Tirrenia a Napoli avvenuta a fine febbraio, in settimana ha imposto anche la soppressione delle rimanenti linee merci verso la Sardegna. Dopo aver interrotto un anno fa la Catania-Napoli e un paio di mesi fa la Ravenna-Brindisi-Catania, Tirrenia-Cin (Compagnia Italiana di Navigazione) ha chiuso ora anche la linea merci che collegava i porti di Livorno, Catania e Malta. Fonti vicine all’azienda spiegano che il gruppo ha deciso di concentrare gli sforzi sul core business della Sardegna e sulla Napoli-Palermo (tratta servita con nave per passeggeri e merci). L’abbandono dello scalo etneo porta con sé ovviamente anche l’inattività della società terminalistica locale Cps, con conseguente cassa integrazione del personale, ma rappresenta un ulteriore step verso il ridimensionamento di Moby, propedeutico al salvataggio e al rilancio della compagnia. Obbligazionisti permettendo. (riproduzione riservata)



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