Doppia ispezione in corso su Euronext, da un lato Consob negli uffici di Borsa spa, dall’altro Bankitalia nell’ex Monte Titoli. Una manovra a tenaglia che prende il via su impulso dell’authority dei mercati. È quanto risulta a MF-Milano Finanza da più fonti, che riferiscono come i funzionari pubblici starebbero cercando di capire se venga rispettata in queste sedi - che dal 2021 fanno parte del gruppo Euronext - l’autonomia gestionale dell’Italia. Ovvero quanto previsto, per esempio, dall’articolo 6 dell’attuale Tuf.
Fra l’altro nei giorni scorsi Forza Italia, attraverso Antonio Tajani e Maurizio Casasco, ha espresso più volte il timore che il Paese non sia adeguatamente rappresentato dentro al gruppo Euronext e che il listing di azioni, bond e fondi venga dirottato su altre piazze confederate. Fatto di cui non c’è traccia nel piano industriale del gruppo con sede legale ad Amsterdam, guidato dal ceo Stéphane Boujnah, ma di cui il mercato parla. Il tutto nonostante in questo periodo il Mef sia al lavoro per creare il fondo a capitali misto pubblico (Cdp)-privato che investirà nelle pmi quotate, progetto unico in Ue, messo a punto dal tandem Federico Freni e Giulio Centemero.
Eppure qualcosa inquieta Forza Italia e Consob. Dietro le quinte emergono voci di deflussi di Etf dall’Italia, attratti forse dai cosiddetti contributi di vigilanza più bassi e quindi concorrenziali di altri Paesi Ue. Prima che Borsa fosse ceduta da Lse a Euronext, la holding dei listini aveva registrato, nel 2022, oltre 90,4 miliardi di transazioni sugli Etf andando a guardare ai listini più importanti, nello specifico 24,98 miliardi ad Amsterdam e 65,42 miliardi a Parigi. Nel 2023, con l’entrata in scena di Milano, Amsterdam era scesa a 21,28 miliardi, Parigi a 35,77 miliardi, mentre Borsa spa valeva da sola 85,49 miliardi.
Eppure, a quanto pare, già allora erano iniziati i delisting dall’Italia, pare verso altri Paesi dove i costi della vigilanza sono inferiori. Sembra che il numero di abbandoni sul segmento EtfPlus di Borsa abbia registrato un trend in aumento. E che siano stati rimossi nell’ultimo trimestre del 2023 il 25,4% dei listing dell’intero anno di riferimento. Qui entra in scena il tema dei contributi di vigilanza. In Italia, infatti, sono aumentati ma man mano le commissioni fino a toccare, nel 2024, 3.555 euro per ogni classe quotata di Oicr/Etf/Etn. Inoltre i costi non riguardano solo lo strumento ma anche il Kid, il prospetto dei fondi, per il quale deve essere versato un contributo a ogni aggiornamento, che in media avviene una volta all’anno, salito a 270 euro nel 2024. In Francia l’Authorité des Marchés Financiers applica una commissione di 2.000 euro annui a fondo, mentre in Olanda l’Amf nessuna. Nonostante tutto, Milano è ancora regina degli Etf, a quota 2037 (al 28 marzo) contro i 655 di Amsterdam e i 719 di Parigi. (riproduzione riservata)