Dopo il caso Credit Suisse, le authority svizzere alzano il livello di guarda sulle altre banche sistemiche nazionali.
Ieri la Finma, la Consob elvetica, si è espressa con severità sui cosiddetti piani di emergenza, cioè le strategie che gli istituti prudenzialmente predispongono in vista di eventuali choc di mercato. In particolare sotto la lente ci sono PostFinance, l'unità di servizi finanziari della Posta Svizzera controllata interamente dal governo, e la Banca cantonale di Zurigo (Zkb), la maggiore banca cantonale del paese. Nel dettaglio la Finma ha definito i piani di risanamento e di risoluzione dei due istituti «insufficienti. La Zkb non ha ancora costituito interamente il capitale necessario e PostFinance deve allineare la sua pianificazione di emergenza», spiega l’authority nella sua valutazione annuale.
La stretta della Finma va letta alla luce degli ultimi avvenimenti. L’anno scorso l’authority aveva approvato il piano di emergenza che il Credit Suisse aveva predisposto per fronteggiare eventuali scenari di crisi. «È chiaro che ci sono lezioni importanti da trarre dalla vicenda del Credit Suisse per prepararsi a crisi future», ha dichiarato ieri Urban Angehrn, amministratore delegato della Finma.
La Consob svizzera è stata peraltro recentemente presa di mira da molti investitori per la condotta seguita durante la crisi e soprattutto durante il salvataggio del Credit Suisse. Proprio ieri Il tribunale amministrativo federale della Svizzera ha reso noto di aver ricevuto diverse centinaia di richieste di risarcimento nei confronti dell’authority. «Stiamo ancora ricevendo molte richieste di risarcimento ogni giorno da parte di rappresentanti legali in Svizzera e all'estero», ha dichiarato a Reuters un portavoce del tribunale. La corte, che ha sede nella città di San Gallo nella Svizzera nordorientale, non ha specificato né il numero esatto di richieste di risarcimento ricevute né il termine ultimo per la presentazione di tali richieste.
Nel mirino degli investitori c’è la decisione di azzerare parte del debito subordinato senza intaccare l’equity della banca, invertendo in questo modo la gerarchia del passivo pur in assenza di una liquidazione. In marzo la Finma si era limitata a chiarire che l’accesso di Credit Suisse alla liquidità straordinaria messa a disposizione dalla banca centrale mercoledì 15 inficiava la continuità aziendale, configurandosi come un non viability point.
Quella presentata venerdì 21 aprile non è l’unica iniziativa legale che riguarda il salvataggio di Credit Suisse. Al Dipartimento federale svizzero delle finanze sono state notificate due azioni legali intentate da obbligazionisti del gruppo di Zurigo.
Nel dettaglio si tratta di domande di risarcimento per responsabilità dello Stato, come ha spiegato una portavoce del Dipartimento, senza fornire ulteriori dettagli sul contenuto dei procedimenti. Sotto la lente dei bondholder e dei loro legali ci sarebbero i trattati internazionali di protezione degli investimenti firmati dalla Svizzera con molti Paesi. Tali documenti prevedono risarcimenti in caso d’espropriazione statale, una fattispecie nella quale si sta cercando di far rientrare anche l’azzeramento dei bond subordinati At1. (riproduzione riservata)