Ieri, mentre si verificava una nuova caduta della borsa e il prezzo del petrolio superava 100 dollari al barile, è stato il primo giorno della reggenza della Consob a opera di Chiara Mosca a seguito della fine del mandato, non rinnovabile, di Paolo Savona.
La fotografia di ieri rappresenta adeguatamente il grave perdurante ritardo del governo nel nominare il successore di Savona e le sue possibili conseguenze.
Sia chiaro: non si dà alcun giudizio negativo sulla reggenza della professoressa Mosca, tutt'altro. Si sa bene della stima di cui gode. Tuttavia un’authority come la Consob, a maggior ragione in una difficilissima situazione dei mercati, conseguente da ultimo alla guerra israelo-americana contro l'Iran, non dovrebbe poter rimanere neppure un giorno in condizioni di reggenza.
Le motivazioni della reggenza, riportate dalle cronache, si riassumerebbero nell'esclusione di una prorogatio di Savona - che invece ben avrebbe potuto essere la migliore opzione - perché in questo modo, riguardando la misura solo lui, sarebbe stata una decisione ad personam che si sarebbe ritenuta irregolare.
Ma basta rifare la storia del passato delle presidenze individuali di molte banche pubbliche frequentemente cadute in prorogatio, senza che ne derivasse alcuna contestazione, per rilevare l'infondatezza della motivazione in questione. Insomma, non si capisce perché una proroga non possa essere decisa per un organo individuale.
Questa è comunque anche l’occasione per un saluto a Savona da un giornale che ha seguito e segue costantemente la Consob.
Durante la sua presidenza dal contesto, a differenza di molte circostanze del passato, non sono venute critiche, ai tempi anche durissime. Nella conduzione dell’authority con il collegio dei commissari Savona ha dato l'ennesima prova della sua straordinarie competenza, cultura ed esperienza.
Ripetutamente ha spinto per portare la Consob sulla frontiera dell'innovazione con la progettazione di impieghi dell'intelligenza artificiale, con una capillare analisi del fenomeno delle cosiddette criptovalute con i riflessi sul sistema dei pagamenti, sugli investitori, sugli organi di controllo, con la necessità di una riforma della stessa Commissione e l’esigenza di risolvere i problemi dell'autonomia finanziaria di quest'ultima.
Savona non ha avuto remore - mentre qualcuno sosteneva, senza lo straccio di una idonea motivazione, che occuparsi del debito pubblico e del risparmio fosse un campo non di competenza della Commissione - ad affrontare, anche ex professo, questa materia e a evidenziare gli stretti legami con la vita delle società e della borsa.
È stata tenuta sotto controllo, con il fine di introdurre riforme, l’intera materia che va dai rami alti (istituzionali) a quelli bassi, ma essenziali, del diuturno operare. Questa immagine di una presidenza autorevole, a cominciare dai rapporti interistituzionali e con l’Unione Europea, Savona ha potuto offrirla per il suo passato, per gli alti incarichi pubblici e privati ricoperti ai vertici e per il suo quotidiano studiare, ricercare, documentarsi, scrivere, con lo stesso spirito di quando, molto giovane, era addetto al Servizio Studi della Banca d’Italia: io, che entrai in banca molto tempo dopo di lui, seppi subito dei due funzionari che godevano della massima stima del governatore Guido Carli e che con lui avevano costanti interlocuzioni dirette, superando le barriere gerarchico-funzionali allora molto rigorose: si trattava di Antonio Fazio e, appunto, Savona.
Savona (ma lo sarebbe anche Fazio) ora resta en reserve de la Republique, quantomeno per i contributi che può dare come alta consulenza o per la direzione di enti e organismi di ricerca e studi, considerate anche le sue relazioni internazionali.
Può dire che finora per sé valgano le parole di San Paolo Bonum certamen certavi, fidem servavi. Un certamen che continua.(riproduzione riservata)