Il governo cerca risorse dalle tasche dei Paperoni stranieri. Non solo resta nel decreto Omnibus, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 agosto, il raddoppio della flat tax annuale sui redditi prodotti all'estero «realizzati da persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia» che dagli attuali 100 mila euro sale a 200 mila.
Ma l’emendamento al testo – firmato dai leghisti Claudio Borghi, Elena Testor e Marco Dreosto e ispirato alla proposta avanzata nelle scorse settimane su MF-Milano Finanza da Stefano Loconte e Giuseppe Pintaudi – aggiunge la possibilità per i super-ricchi approdati in Italia di beneficiare di un dimezzamento dell’imposta sostitutiva a 100 mila euro «per ciascun periodo di imposta» qualora effettuino un investimento di almeno 1 milione di euro «in uno strumento di investimento collettivo che sarà istituito da un decreto del ministero dell’Economia entro 60 giorni dall’entrata in vigore della disposizione». Si precisa inoltre che tale investimento «dovrà essere mantenuto per tutta la durata di esercizio dell'opzione».
Ma ci sono ancora nodi da sciogliere. A quanto risulta a MF-Milano Finanza sarebbe però difficile far passare così come è la norma all’esame delle Camere, perché se il mancato aumento della tassa è un onere certo per la finanza pubblica, il beneficio dell’investimento non è altrettanto sicuro quindi per la Ragioneria di Stato c’è un costo da coprire. Per circoscrivere questa incognita, il decreto del Mef potrebbe quindi provvedere alla introduzione di una serie di vincoli sugli investimenti legati, ad esempio, a un obbligo minimo di durata.
Se l’incertezza legata all’emendamento sui Paperoni stranieri sconsiglierà alla maggioranza di segnalarlo come prioritario, tra quelli che già lo sono c’è già il testo a prima firma del senatore di FdI, Fausto Orsomarso, che estende il ravvedimento speciale del concordato preventivo ai maggiori redditi non dichiarati nel quinquennio 2018-2023 con previsione di una flat tax variabile nella forchetta del 10-15% in base all’affidabilità fiscale dei contribuenti calcolata con meccanismo Isa (indicatori sintetici di affidabilità).
Un cavallo di Troia con cui il governo punta a rendere più appetibile il concordato (in scadenza il 31 ottobre) garantendosi così le risorse necessarie per intervenire sull’aliquota mediana Irpef, desiderio tutt’altro che recondito del vice dell’Economia, Maurizio Leo.
Ancora ieri, il numero due del Mef ha ribadito l’intenzione di portare dal 35 al 33% lo scaglione intermedio estendendolo ai redditi fino a 60 mila euro. Per farlo, però, servono dai 2,5 ai 4 miliardi di euro: cruciale, dunque, sarà l’esito delle adesioni al concordato. Il risultato ben oltre le attese registrato dalle entrate tra gennaio e luglio ha invece convinto il governo ad anticipare il «bonus Befana»: «Visto che i conti pubblici stanno andando bene sul versante delle entrate – ha spiegato Leo – puntiamo a un bonus di 100 euro netti senza effetto sulla tassazione». Il «bonus Babbo Natale», che arriverebbe insieme alle tredicesime, sarà oggetto di un emendamento governativo atteso ad horas.
Se dalla lista dei 210 emendamenti dichiarati improponibili (erano 237 su 726, ma 27 sono stati reintegrati nelle ultime ore) si è salvato lo stop all’Iva sulle scommesse legate alle corse ippiche (a vincere, in questo caso, la «febbre da cavallo» della maggioranza), alla mannaia non è invece scampato l’emendamento del forzista Dario Damiani che puntava a ripristinare la pubblicità legale delle gare d’appalto sui quotidiani, abolita dal nuovo Codice degli appalti in conformità con gli obiettivi del Pnrr. Stessa sorte per il fondo da 45 milioni per il rilancio delle edicole proposto dal senatore pentastellato Luca Pirondini. I due emendamenti, esclusi per ragioni non di merito ma di estraneità alla materia del decreto, saranno riproposti in altri veicoli.
Sembra, invece, sia rimasta inascoltata la segnalazione Antitrust sulla necessità di ripristinare la norma del Testo Unico sulla concorrenza del 1990 (abolita dal dl Omnibus) che obbligherebbe Poste Italiane ad aprire gli uffici ai concorrenti interessati alla vendita retail di luce e gas.
Gli emendamenti passeranno al vaglio delle commissioni Finanze e Bilancio di Palazzo Madama a partire da lunedì pomeriggio: obiettivo è chiudere entro mercoledì, così da portare il testo in Aula il giorno seguente. Il governo si prepara a porre la fiducia per accelerare il passaggio e l’approvazione alla Camera in vista della scadenza dei termini per la conversione del decreto, fissata all’8 ottobre. (riproduzione riservata)