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Dl Economia, altri 40 milioni per la ricostruzione dell’Ucraina nel provvedimento collegato alla manovra
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Dl Economia, altri 40 milioni per la ricostruzione dell’Ucraina nel provvedimento collegato alla manovra

15 ottobre 2025, 21:00

Il nodo della Legge di Bilancio restano le coperture. Il governo punta ad avere 4 miliardi dalle banche Sileoni (Fabi): la parola tassa fa paura ai mercati. Dalle assicurazioni può arrivare un altro miliardo

Dopo la guerra viene pace e la ricostruzione. E se su Gaza si sono fermate le ostilità, grazie all’accordo siglato da Israele e Hamas su spinta del presidente Usa Donald Trump, in Ucraina imperversa ancora il conflitto. Causando sempre più danni e perdite. Così l’Italia è pronta a stanziare altri 40 milioni a fondo perduto a favore dell’Economic Resilience Action (Era) Program della International Finance Corporation (Ifc). L’obiettivo è «sostenere il settore privato ucraino durante e dopo il conflitto, rafforzando al contempo le capacità di intervento dell’Ifc a beneficio delle imprese italiane». Questo è quanto si legge nella bozza del dl Economia, collegato alle legge di Bilancio 2026.

Secondo le stime della Banca Mondiale per ricostruire l’Ucraina saranno necessari 524 miliardi di dollari. Sei volte quanto richiederanno le operazioni per rimettere in piedi la striscia di Gaza, ossia 80 miliardi di dollari, per un territorio di appena 365 chilometri quadrati e poco più di 2 milioni di persone (circa 40mila dollari per ogni abitante). Una concentrazione di spesa senza eguali, tanto che l’Italia ha nominato l’ambasciatore Bruno Archi inviato speciale del ministero degli Esteri per la ricostruzione di Gaza, inclusi gli aspetti umanitari, come ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Uno dei primi impegni di Archi sarà la conferenza per la ricostruzione di Gaza che si svolgerà al Cairo probabilmente entro novembre.

I nodi della manovra ancora da sciogliere 

Se il dl Economia ha preso forma (almeno in prima scrittura), il testo della quarta manovra siglata dal governo Meloni resta latitante. Una condizione che dovrebbe essere spezzata da un nuovo consiglio dei ministri in programma venerdì 17 ottobre in mattinata, ma con l’ipotesi slitti ancora a lunedì 20 ottobre, ultimo giorno utile per inviare il ddl Bilancio alle Camere (quest’anno si parte dal Senato). Ci sono però alcune certezze: sarà nuovamente tagliato l’Irpef questa volta per il ceto medio, stop anche nel 2026 alla sugar tax, e previsto un super ammortamento delle imprese. Ancora da definire invece le iniziative dell’esecutivo su pacificazione fiscale e pensioni, che con ogni probabilità riguarderanno un gruppo specifico di beneficiari. Il nodo restano le coperture.

I contributi di banche e assicurazioni

Il governo è riuscito a raccogliere altri 2 miliardi da destinare alle legge di Bilancio 2026-28, che adesso vale 18 miliardi. Questo grazie alle «risorse reperite a carico degli intermediari finanziari e assicurativi», ha spiegato il ministero guidato da Giancarlo Giorgetti. Si tratta di quasi 5 miliardi di introiti. Sul fronte banche si starebbe chiudendo l’accordo su due fronti, per un totale di oltre 4 miliardi. Con la riduzione dell’aliquota sugli extra profitti dal 40 al 26% e la tassazione (sempre al 26%) sui dividendi nelle casse dell’erario dovrebbero confluire tra 2,8 e 3 miliardi complessivi. A cui andrebbero sommati gli 1,3 miliardi derivanti dal rinvio delle deduzioni delle Dta per il 2026. Inoltre c’è in ballo – come anticipato da MF-Milano Finanza –  un possibile aumento della tassazione delle polizze auto per gli infortuni legati al conducente, che può valere circa 1 miliardo.

Il contributo delle banche in manovra non «deve essere nè un prestito nè una tassa», ha sottolineato il segretario della Fabi, Lando Maria Sileoni a ReStart su Rai Tre. «Bisogna fare attenzione a usare la parola tassa perché l'uso di questo termine potrebbe spaventare i mercati, come già accaduto purtroppo in passato». Inoltre una nuova tassa «potrebbe essere pagata dai correntisti in termini di aumenti delle commissioni sulle operazioni allo sportello». In ogni caso si tratta di «una questione che va affrontata con un accordo, definendo la finalità di utilizzo delle risorse, per progetti specifici». (riproduzione riservata)



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