Parigi prende tempo. Di fronte alle novità del Decreto Energia, venerdì 20 febbraio il cda di Edf ha sospeso la valutazione in corso sul futuro di Edison. Negli ultimi mesi il gruppo aveva lavorato con i manager di Foro Buonaparte per preparare l’apertura del capitale. In discussione il ritorno di Edison a Piazza Affari oppure, in alternativa, l’apertura del capitale a un socio di minoranza. Un’operazione che avrebbe garantito risorse a entrambi per sostenere gli investimenti sulla transizione energetica. Ma il Decreto ha stravolto i valori in gioco: dalle prospettive degli utili agli investimenti. Non solo. «Così sono a rischio gli investimenti sulle rinnovabili, che sono l’unica strada per ridurre davvero il prezzo dell’energia», ha commentato Nicola Monti, ceo di Edison, parlando a ClassCNBC (video.milanofinanza.it).
Domanda. Monti, il Dl Bollette cambierà i piani di Edf per Edison?
Risposta. Il nostro azionista sta valutando come proseguire il progetto di apertura del capitale. Nei prossimi giorni analizzeremo in dettaglio l’impatto del decreto. Quando finiremo la revisione del piano industriale, vedremo quale sarà la risposta. Certamente l’impatto del decreto c’è, e sarà negativo.
D. A Parigi come l’hanno presa?
R. Ci stanno facendo tante domande. Uno degli elementi più attraenti del mercato italiano, finora, è stata la stabilità regolatoria, che offriva visibilità sulla formazione dei prezzi futuri, creando un terreno fertile per fare investimenti. Queste modifiche del quadro legislativo, alcune soggette all’approvazione di Bruxelles, creano incertezza e, ovviamente, preoccupazione al nostro azionista.
D. Qual è il suo giudizio?
R. La manovra abbassa le bollette esclusivamente sulle spalle dei margini e delle prospettive di crescita delle aziende del nostro settore. Da anni siamo molto impegnati nello sviluppo delle rinnovabili, i cui prezzi di mercato si abbasseranno fortemente. Questo mette a rischio la nostra capacità di fare questi investimenti a mercato. Quindi, probabilmente, rivedremo i nostri piani, e ci concentreremo di più, se non soltanto, sugli investimenti soggetti a regolamentazione, quindi partecipazione alle aste del Gse per fare gli investimenti eolici o fotovoltaici.
D’altronde, le curve dei prezzi del Pun elettrico italiano, considerando il decreto, arrivano a 78 euro megawattora nel 2028. E scendono ulteriormente al Sud, dove c’è uno sconto zonale. A questi livelli è possibile che parte degli investimenti previsti nelle rinnovabili non verranno più fatti.
D. Resta il fatto che i prezzi dell’energia in Italia sono troppo alti.
R. In realtà, per abbassare strutturalmente il costo elettrico dovremmo fare più rinnovabili e ridurre l’impatto del ciclo combinato a gas nella formazione del prezzo. Qui stiamo dando un segnale che è esattamente l’opposto. Mettiamo a rischio gli investimenti che dovrebbero portare a ridurre il costo della bolletta.
D. Vi rimetterete al tavolo con il governo?
R. Sarebbe stato forse meglio attivare un confronto con gli operatori prima di approvare questo decreto, ma certamente offriremo le nostre idee per creare condizioni che permettano di fare gli investimenti necessari a modificare il nostro mix energetico. Siamo pronti a fare la nostra parte, ma se oggi il prezzo dell’elettricità è più alto rispetto agli altri Paesi europei, è perché abbiamo un mix troppo sbilanciato sulla dipendenza dal gas naturale. Questo non lo si può modificare dalla sera alla mattina, ma bisogna fare un piano di investimenti favorendo le rinnovabili.
D. A Confindustria il Dl piace. Le imprese pagano meno.
R. Capisco la soddisfazione di Confindustria, ma anche noi siamo un’impresa. In Italia siamo il settore che investe di più nelle rinnovabili, nell’efficienza energetica, nelle reti di trasporto e di distribuzione. Bisogna salvaguardare chi oggi investe, anche a rischio, crea lavoro e Pil nel nostro Paese. Mi sorprende che nessuno prenda anche le difese del nostro settore.
D. Avete appena firmato un accordo con Regione Lombardia, insieme ai principali operatori dell’energia, per il rinnovo delle concessioni idroelettriche. Tra l’altro vi impegnate a restituire il 15% dell’energia alle imprese energivore e del territorio per calmierare il costo. Con il decreto l’intesa è a rischio?
R. Credo che l’accordo con la Regione sia un esempio di come si possano trovare punti di incontro tra operatori con interessi contrapposti. Noi siamo interessati a operare e investire nelle concessioni. La Regione vuole massimizzare il gettito dei canoni. Le imprese hanno fatto parte dell’accordo con vantaggio.
Abbiamo trovato una modalità in cui tutte le parti continuano a svolgere il proprio ruolo e ad avere un beneficio. Penso che questo modello possa sopravvivere anche nel quadro dell’attuale decreto bollette.
D. Il governo ritiene che il settore abbia guadagnato troppo in questi anni. Voi avete chiuso il 2025 con ricavi a 17,7 miliardi (+15%), ebitda a 1,3 miliardi (-23%) e utile netto a 240 milioni (-40%)...
R. Sono risultati dal punto di vista industriale molto buoni. Ma con 240 milioni di utile su quasi 18 miliardi di fatturato, è difficile attribuire a chi opera nel nostro settore il bollino di chi fa extraprofitti.
Il nostro piano è in continuità: continuare a essere un operatore rilevante nel gas, investire nelle rinnovabili e nei sistemi di accumulo, ammodernare il parco termoelettrico e investire su clienti e servizi. Oggi abbiamo oltre 3 milioni di contratti, l’obiettivo 2030 è arrivare a 4 milioni e mezzo. Sulla generazione rinnovabile puntiamo a 4 gigawatt al 2030, partendo dai 2 gigawatt attuali e dai 750 megawatt di cantieri già aperti.
Ora valuteremo l’impatto del decreto, e se dovremo far slittare questo obiettivo. (riproduzione riservata)