La buona notizia è che «ci siamo ascoltati a vicenda e ho motivo di credere che la parte americana abbia iniziato a comprendere meglio la nostra posizione». Le parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, nel giorno dell’incontro a Riad tra Usa e Russia, fanno capire l’importanza dei colloqui per Mosca. Più che trovare una soluzione in tempi rapidi al conflitto ucraino, quello che più conta per la Russia sembra, infatti, tornare a trattare alla pari con Washington. Uno status da grande potenza che Vladimir Putin ha a lungo inseguito e che sembra finalmente a portata di mano con la nuova amministrazione americana di Donald Trump.
A riprova di questo, le parole del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo il quale una «soluzione a lungo termine» in Ucraina sarà possibile solo con «un esame completo delle questioni di sicurezza nel continente» europeo.
Gli argomenti, insomma, che Mosca aveva cercato inutilmente di proporre per una trattativa con la Nato e gli Usa nel dicembre del 2021, solo due mesi prima dell’invasione dell'Ucraina. Al centro delle richieste di Mosca erano le garanzie che non vi sarebbero più stati allargamenti dell'Alleanza atlantica verso est.
Le delegazioni di alto livello statunitense e russa, nel corso dei colloqui del 18 febbraio a Riad, hanno concordato di avviare un processo di pianificazione della fine della guerra in Ucraina e di perseguire una più stretta cooperazione, sullo sfondo dei timori di Kiev e di tutta l’Europa che Donald Trump possa spingere per un accordo a favore di Vladimir Putin. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, non invitato al tavolo di Riad e che si trovava ad Ankara per colloqui con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha condannato i negoziati «sull’Ucraina senza l’Ucraina» e ha chiesto colloqui «equi» che includano oltre a Kiev, l’Ue, il Regno Unito e la Turchia.
La prima reazione di Zelensky a questo summit è stata inequivocabile: la sua missione in Arabia Saudita, che era in programma per il 19 febbraio, è stata rinviata al dieci marzo. Il leader ucraino è così tornato a Kiev per incontrare l’inviato speciale Usa Keith Kellogg, con la speranza di far valere le sue ragioni. Il rischio paventato da Kiev è che coinvolgere ucraini ed europei soltanto a cose fatte equivarrebbe di fatto ad una resa, con la rinuncia a tutti i territori persi e soprattutto nessuna garanzia di sicurezza efficace, una volta che la prospettiva di un’adesione alla Nato appare ormai lontanissima. Erdogan, da parte sua, ha descritto il suo Paese come «un ospite ideale per possibili negoziati tra Russia, Ucraina e Stati Uniti».
Intanto nella serata del 18 febbraio è stata effettuata una conferenza telefonica fra i ministri degli Esteri del Quint: il ministro Antonio Tajani e i colleghi di Francia, Germania e Regno Unito più la rappresentante Ue Kaja Kallas si sono confrontati con il Segretario di Stato Marco Rubio sul primo incontro diretto a Riad fra diplomazia americana e russa dall’inizio della guerra in Ucraina. Lo ha reso noto la Farnesina.
Nonostante l’accelerazione diplomatica, comunque, si sa ancora poco del piano di pace di Trump per l’Ucraina o della volontà della Russia di impegnarsi, e l'incontro di Riad ha offerto pochi nuovi indizi. Rubio si è detto «convinto» che Mosca voglia impegnarsi in un «processo serio» per porre fine alla guerra e ha comunque assicurato che un accordo sull’Ucraina deve essere «accettabile» per tutti.
Per risolvere il conflitto ucraino, il portavoce Peskov ha detto, comunque, che Putin è pronto anche ad incontrare il presidente Volodymyr Zelensky, sebbene restino dubbi sulla sua «legittimità» visto che il suo mandato presidenziale è scaduto nel maggio dell’anno scorso senza che si potessero svolgere nuove elezioni presidenziali a causa della legge marziale. Ma allo stesso tempo Lavrov afferma che lo stesso Zelensky «e tutta la sua squadra vanno fatti ragionare e devono ricevere una bacchettata sulle mani», riferendosi ad un attacco ucraino denunciato ieri dalle agenzie russe alla stazione di pompaggio di Kropotkinskaya dell'oleodotto del Caspio, nella Russia meridionale. Quello che conta ora per il Cremlino è continuare il confronto con gli Usa, in tutti i campi.
Nelle condizioni concordate a Riad si legge di «nominare i rispettivi team di alto livello per iniziare a lavorare su un percorso per porre fine al conflitto in Ucraina al più presto in un modo che sia durevole, sostenibile e accettabile da tutte le parti». Una nota il ministero degli Esteri di Mosca riferisce inoltre che è stato deciso di discutere dei «modi per riprendere la cooperazione nell'economia, compresi i settori dell'energia, dello spazio e di altre aree di reciproco interesse». Un segnale in forte contrasto con l'annuncio della presidenza polacca della Ue che la settimana prossima dovrebbe approvare il 16esimo pacchetto di sanzioni europee alla Russia.
Che Mosca punti molto sull’economia per rinsaldare i legami con Washington, lo dimostra la presenza alle trattative di Riad di Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti. Lo stesso Dmitriev ha detto di aver fatto vedere alla delegazione Usa dei grafici secondo i quali «le compagnie americane hanno perso oltre 300 miliardi di dollari lasciando il mercato russo». Per questo, ha aggiunto, «trovare vie comuni e soluzioni positive ai problemi è molto importante per gli Usa e per molti altri Paesi».(riproduzione riservata)