Nell'idea di Marco Gay e Luigi Capello, rispettivamente presidente esecutivo di Digital Magics e amministratore delegato di LVenture, il solo fatto che due società italiane in teoria competitor stiano lavorando per una fusione è un fatto positivo per il Paese. «L'Italia è famosa per essere la nazione dei campanili, ma noi abbiamo scelto di unire le forze», spiega Gay.
LVenture opera nel settore del venture capital investendo, fin dalle fasi iniziali, in aziende attive nel settore delle tecnologie digitali con elevato potenziale e prospettive internazionali, supportandole nella crescita sino all’exit. Digital Magics invece è un business incubator attivo nei programmi di accelerazione del business delle startup del mondo digital e tech. Lo scorso 10 marzo i cda delle società hanno dato mandato ai due amministratori per l’integrazione tra le due realtà da realizzarsi tramite fusione per incorporazione di Digital Magics in LVenture, con la prima che comunque avrà un peso di circa i due terzi nel nuovo gruppo.
Il risultato finale sarà una società quotata che cambierà nome e che a fine operazione dovrebbe avere un flottante intorno al 40%, replicando quello che attualmente hanno le due aziende sul mercato. La due diligence è in corso e il prossimo appuntamento importante è previsto per giugno, con la firma del contratto e l’avvio effettivo dell'operazione di fusione. A questo punto, «le tappe successive prevederanno intorno a dicembre l’entrata in vigore della nuova realtà», spiega Capello, «con il rebranding delle controllate, una dedicata agli investimenti e l'altra dedicata alla consulenza, e infine un nuovo piano industriale» mentre quelli attuali hanno come orizzonte temporale il 2025.
Sul perché dell’operazione, Gay e Capello concordano che il tema era aumentare la massa critica. Il mercato del venture capital è passato dai 200 milioni di una decina di anni fa ai quasi 2 miliardi del 2022. «Ma avere una dimensione maggiore in questo mercato diventa fondamentale per essere attrattivi sia nei confronti delle startup, sia nei confronti delle aziende corporate che guardano con sempre maggiore attenzione al mondo dell'innovazione ma anche nei confronti del mercato finanziario dei capitali», commenta Gay.
In sostanza si è trattato di un’operazione industriale. «Abbiamo già fatto delle simulazioni. Il mercato del venture capital è in continua espansione e sta quasi raddoppiando di anno in anno», spiega Capello. Unendo le due società «potremo cogliere diverse opportunità. Ad esempio potremo essere attrattivi per le startup straniere, potendo mettere sul piatto ticket seed in linea con la media europea».
Il tema dell’espansione internazionale è molto importante. Anche perché, come spiegano Gay e Capello, il mercato del venture capital è ormai globalizzato e richiede velocità d’esecuzione. Tra gli obiettivi della fusione c’è anche quello della competizione internazionale. «In Europa dovremo essere più presenti, poi guardiamo a una crescita anche in Israele o negli Stati Uniti, oggi le nostre realtà separate sono un po’ più piccole e fanno fatica», sottolinea Gay. Peraltro, prosegue il presidente di Digital Magics, «anche il Sud Europa di cui facciamo parte ha grandi potenzialità così come tutta l’area del Golfo. Sono aree in cui il talento delle aziende italiane può fare la differenza». Non solo, ma una volta completata la fusione, altro obiettivo sarà quello di essere un polo catalizzatore, non solo in Italia, anche sviluppando partnership per la crescita all’estero.
Lo scorso mercoledì Digital Magics ha reso noti i risultati relativi al 2022 che hanno mostrato una forte crescita dei ricavi (+52%) a 4,4 milioni e un miglioramento del risultato netto con le perdite che sono passate da 3,3 a 1,2 milioni a fronte di un valore del portafoglio che si attesta a 55 milioni con 120 società operative, di cui 64 startup innovative. Nel corso del 2022 Digital Magics ha realizzato 41 nuovi investimenti con una raccolta complessiva per 23,2 milioni. Il gruppo ad oggi coinvolge più di 30 corporate partners, leader nazionali ed internazionali, nei nostri programmi di accelerazione al fianco di investitori e partners come Cdp Venture Capital e Compagnia di San Paolo.
Lo scorso 14 marzo invece era stata LVenture a rendere noti i risultati 2022 con il bilancio che si è chiuso con una perdita a 2,7 milioni e un risultato netto adjusted negativo per 3,1 milioni a fronte di ricavi e proventi diversi che sono cresciuti del 24% a 6,5 milioni. Il valore degli investimenti ha sfiorato quota 30 milioni (29,9 milioni) e al 31 dicembre il portafoglio di LVenture Group comprendeva investimenti effettuati in oltre 100 startup, oltre a 4 investimenti in acceleratori verticali/fondi. (riproduzione riservata)