Una cosa sono gli aiuti all’Ucraina e un’altra è la sicurezza dell’Europa. Continua a battere il ferro, ancora molto caldo, il ministro Giancarlo Giorgetti in materia di difesa e invita alla cautela dopo il piano di riarmo proposto dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
«Comprare un missile supersonico, o un drone, non è una cosa che si può sbrigare così, come andare al supermercato. Non è che si esce con 15 miliardi e si fa il piano merce militare. Ci vogliono investimenti pluriennali», afferma il ministro video-collegato, a causa di un’influenza che lo costringe a casa, a un’iniziativa della Lega a Montecitorio. «Quando si fa debito, e siccome ci è precluso farlo con cose moralmente importanti, credo bisogna farlo a ragion veduta. Questo mi sento di dirlo con assoluta convinzione e sfido chiunque a contraddirmi».
«Credo che in questo momento bisogna, in qualche modo, mantenere il sangue freddo: ragionare e prenderci i nostri impegni. Attenzione però a non entrare nella sindrome (della fretta, ndr) che ha fatto sì, in altre epoche, che andassimo a comprare, tutti nello stesso momento, montagne di vaccini con prezzi incredibili, naturalmente poi buttandone via una parte. Oppure, come quando tutti insieme andavamo a comprare il gas, portando così il prezzo alle stelle. Per favore», invita Giorgetti, «questi errori clamorosi, portati dal caos e della confusione, quantomeno dovrebbero essere evitati».
Per il ministro, occuparsi di difesa e sicurezza dell’Europa «implica un programma meditato di investimenti in infrastrutture militari che abbiano un senso», le scelte non si possono «prendere così, in fretta e furia senza una logica. Basta ricordare cos’è successo con il Pnrr: all’inizio sono state buttate dentro opere a caso, tanto per fare massa critica». Anche per questo bisogna distinguere il riarmo europeo dal programma di aiuti all’Ucraina che invece, per il ministro, «sono una questione emergenziale».
«È chiaro che i dazi in termini astratti non sono un sistema nell’economia globale di massima efficienza, ma il problema è un altro: la mia domanda e il tema che ho portato anche nelle sedi internazionali è un altro: ci scandalizziamo dei dazi proposti da Trump ma prima avevamo un mercato di concorrenza perfetta a livello globale? Avevamo una concorrenza leale, con tutti i produttori del mondo alle medesime condizioni? Non avevamo alcuni Paesi che finanziavano alcune imprese per fare concorrenza scorretta?», prosegue il ministro.
«Credo che la gestione dei dazi, che è economica ma ha dietro di sè anche un chiaro obiettivo geopolitico con un chiaro target che è la Cina, dovrebbe essere un tema che interessa anche noi. Tante imprese italiane sono già morte a causa della concorrenza scorretta di alcuni Paese, altre sono in grossa difficoltà per quello. Ovviamente difendere l’interesse nazionale vuol dire anche difendere l'interesse di tante aziende esportatrici», conclude Giorgetti. (riproduzione riservata)