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Difesa, il governo presenta un piano da 1,3 miliardi per armare il mare italiano
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Difesa, il governo presenta un piano da 1,3 miliardi per armare il mare italiano

24 ottobre 2025, 21:00

Il programma navale del governo Meloni prevede l’ammodernamento della flotta con l’obiettivo di garantire il controllo delle rotte e sostenere l’industria nazionale

L’Italia torna a investire sul mare. Inteso come spazio di difesa, sicurezza e influenza economica. A dieci anni dalla Legge Navale del 2015 che, nel solco di quella del 1975, tentò il rilancio della cantieristica militare nazionale il governo Meloni presenta un nuovo programma pluriennale per la tutela della capacità marittima della Difesa.

«Viviamo in un’epoca in cui l’instabilità internazionale non è più un’eccezione ma una condizione permanente», ha dichiarato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. «Per l’Italia il Mediterraneo allargato costituisce un’area di prioritario interesse strategico, ma resta afflitto da terrorismo, instabilità istituzionale e conflitti latenti. Il Mediterraneo in senso stretto riveste invece un ruolo cruciale per l’approvvigionamento energetico e l’interscambio commerciale».

È in questo contesto che nasce il nuovo programma navale: 1,3 miliardi di euro fino al 2039 per l’ammodernamento e il miglioramento delle principali unità della flotta (pattugliatori polivalenti d’altura, navi anfibie e unità di supporto logistico). Lo scopo è adattare i mezzi alle nuove minacce e garantire un controllo efficace delle rotte marittime.

Una spinta per le aziende italiane

Il finanziamento è interamente a carico dei capitoli di spesa del ministero delle Imprese e del Made in Italy, confermando il modello già sperimentato nel 2015: un’operazione di politica industriale a valenza duale, che combina sicurezza nazionale e sostegno alla filiera cantieristica. Nella relazione tecnica si sottolinea infatti «la volontà di preservare il know how nazionale» e affidare le attività alle industrie che hanno già progettato e costruito le unità. E cioè Fincantieri, Leonardo e la filiera di subfornitura che opera in sinergia con Occar, l’organizzazione europea per la cooperazione in materia di armamenti.

Lo schema di decreto, trasmesso alle Camere il 6 ottobre scorso, definisce l’obiettivo operativo: adeguare le configurazioni delle unità navali ai nuovi requisiti e rispondere «alle minacce emergenti» quali «calamità naturali, controllo di flussi migratori, antipirateria e antiterrorismo». Il documento precisa inoltre la necessità di «assicurare le operazioni di Sea-control - che vanno dalla dimensione militare alla tutela delle infrastrutture subacquee - a salvaguardia delle linee di comunicazione marittime e quelle connesse con i tradizionali ruoli politico-diplomatici e di polizia dell’alto mare».

Dal mare al cyberspazio: i domini strategici

Il programma si inserisce nella cornice del Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2025-2027, che definisce le priorità strategiche per i prossimi anni: marittimo, subacqueo, cyber e spaziale. Nel Dpp si legge che «lo sviluppo della componente marittima dovrà essere orientato a garantire la sicurezza e la protezione marittima del territorio e delle vie di comunicazione», attraverso quindi capacità di vigilanza potenziate, protezione delle infrastrutture critiche e controllo dei fondali.

Ma la strategia dovrebbe essere a doppio binario: aggiornare i mezzi in mare e potenziare la componente umana. Il tema del personale era già stato affrontato un anno prima con una proposta di legge - la n.2125 depositata alla Camera il 31 ottobre 2024 - che mira al «potenziamento delle dotazioni organiche della Marina militare». Tra i firmatari c’è Antonino Minardo, presidente della Commissione Difesa di Montecitorio 

Uomini e mezzi: la proposta Minardo–Saccani Jotti

La proposta prevede un incremento di 4.272 unità di personale (244 ufficiali, 1.185 marescialli, 1.050 sergenti e 1.793 volontari in servizio permanente) per rafforzare la dimensione subacquea, alimentare il Polo di La Spezia e contribuire alla futura Autorità nazionale per il controllo delle attività subacquee. Gli oneri, stimati in 237,2 milioni annui a regime, dovrebbero essere coperti dal Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

Ma l’iter del testo è fermo in Commissione. E accanto vi è un Dpp che conferma l’obiettivo di razionalizzare gli organici puntando a 160 mila unità complessive entro il 1° gennaio 2034: una riduzione «funzionale a rendere la Forza Armata più snella e altamente specializzata». Resta da capire come farà l’esecutivo a conciliare necessità e desiderata. (riproduzione riservata)



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