«L’Italia quest’anno dovrebbe aderire al meccanismo Safe, dobbiamo dare risposta entro fine maggio». A fissare una scadenza ben precisa, questa volta, è stato il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che a margine del seminario del Gruppo speciale Mediterraneo e Medio Oriente della Nato alla Camera, ha riportato al centro del dibattito un nodo politico ed economico che Palazzo Chigi non ha ancora sciolto.
Crosetto ha ricordato che, allo stato attuale, gli impegni assunti dall’Italia restano quelli approvati dal Parlamento: un incremento della spesa per la Difesa dello 0,15% del pil quest’anno, seguito da due aumenti consecutivi dello 0,20% nei due anni successivi. «Questo è quello su cui sono fermo io come impegni parlamentari presi dall’Italia», ha spiegato il ministro, sottolineando però come le decisioni definitive spettino ad altri livelli dell’esecutivo e al Parlamento.
Il riferimento è al programma Safe, il nuovo strumento europeo pensato per sostenere investimenti comuni nella difesa e rafforzare l’industria militare continentale in una fase segnata dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crescente pressione della Nato sugli alleati europei perché aumentino gli stanziamenti militari.
Ma il vero punto è capire come conciliare gli obiettivi strategici con i vincoli di finanza pubblica. Alla domanda su come si possano tenere insieme prudenza economica e nuove spese per la Difesa, Crosetto ha risposto chiamando direttamente in causa il ministro dell’Economia: «Chieda a Giancarlo Giorgetti, attendo le sue decisioni. Come io devo tener conto delle esigenze di difesa, lui deve tener conto delle esigenze economiche. Ognuno fa il suo lavoro, poi il Parlamento decide».
Una frase che fotografa bene gli equilibri interni al governo e che lascia intendere che la partita vera si giocherà nelle prossime settimane, proprio mentre Bruxelles e l’Alleanza atlantica chiedono agli Stati membri di accelerare sugli investimenti militari. (riproduzione riservata)