L’Italia sta valutando la creazione di un’entità pubblica per la cybersicurezza, un progetto che potrebbe includere acquisizioni per rafforzare le infrastrutture digitali sensibili, secondo persone a conoscenza del dossier. Secondo un’esclusiva di Bloomberg, Cassa Depositi e Prestiti starebbe studiando le modalità per migliorare la sicurezza digitale italiana e potrebbe coordinare l’operazione, qualora si concretizzasse.
Il consolidamento delle attività di protezione dalle minacce rientrerebbe nella strategia della premier Giorgia Meloni, più volte anticipata da Milano Finanza, di rafforzare il controllo statale sulla sicurezza digitale, mentre gli attacchi informatici aumentano. L’iniziativa consentirebbe inoltre di razionalizzare asset pubblici e privati oggi frammentati, creando un’unica piattaforma a supporto delle agenzie governative e delle imprese strategiche, hanno aggiunto.
Nel settore cyber italiano operano diversi attori chiave che gestiscono attività sensibili per enti pubblici e imprese infrastrutturali critiche. Da Tinexta, gruppo milanese quotato che sviluppa tecnologie, passando per Leonardo e Telsy, la divisione di crittografia specializzata che fornisce comunicazioni sicure alle agenzie governative.
Roma sta rivalutando il proprio approccio alle minacce cyber e ibride, anche in scia al non paper realizzato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto: in cui delinea piani per una struttura nazionale cyber più integrata, con maggiore coordinamento tra intelligence, forze armate e regolatori di settore.
Lo scorso anno l’Italia ha gestito quasi 2.000 allerte cyber e quasi 600 attacchi confermati, con incidenti verificati quasi raddoppiati rispetto all’anno precedente, secondo il rapporto annuale dell’Agenzia nazionale per la cybersicurezza (Acn). La maggior parte dei casi ha colpito servizi pubblici, infrastrutture locali e reti di telecomunicazioni, evidenziando come l’espansione dei sistemi digitali esponga funzioni essenziali a rischi crescenti. (riproduzione riservata)