Giancarlo Devasini è stato incoronato da Forbes terzo uomo più ricco d’Italia con un patrimonio stimato in 22,4 miliardi di dollari. L’anno scorso era quarto, ma ora ha superato Giorgio Armani ed è preceduto solo da Andrea Pignataro, a capo del gruppo fintech Ion, con 34 miliardi e da Giovanni Ferrero, erede dell’impero della Nutella, che con i suoi 38,2 miliardi si mantiene al primo posto.
Devasini è presidente e primo azionista di Tether, la società che emette USDt, lo stablecoin più diffuso al mondo con circa 400 milioni di utenti. La società ha chiuso l’anno scorso con un utile netto record di 13,5 miliardi di dollari.
Originario di Casale Monferrato, Devasini è riservatissimo, anche adesso che Tether è diventato seconda azionista della Juventus. Un suo amico d’infanzia rivela che Devasini è sempre stato un tifoso bianconero scaldatissimo, ma a parlare pubblicamente della Juventus è solo il ceo di Tether, Paolo Ardoino, mentre lui continua a tacere. Mai uscito un suo virgolettato sui giornali.
Ma il suo amico d’infanzia, che questa mattina gli ha telefonato facendogli i complimenti per il terzo posto, qualcosa si lascia sfuggire. «Mi ha subito detto che certe classifiche non hanno nessun senso e sono fatte con numeri campati per aria». E fa un esempio: «Circle, una società americana che emette il secondo stablecoin più usato, vuole andare in borsa a 32 volte l’utile 2024. Con questi multipli Tether varrebbe 438,4 miliardi di dollari. Quindi il patrimonio di Giancarlo sarebbe di circa 220 miliardi, il che lo renderebbe il secondo uomo più ricco del mondo, battuto solo da Elon Musk. Ovviamente è un ragionamento tirato per i capelli, come appunto tutte queste classifiche sui patrimoni».
L’amico d’infanzia è abbastanza ciarliero e quindi si sbottona un po’: «Allora punti a sorpassare Ferrero, così diventi tu il piemontese più ricco di tutti?, gli ho chiesto per fare una battuta. E Giancarlo mi ha risposto che punta a passare più tempo con la famiglia, che è l’unica cosa che conta, e soprattutto a essere lasciato in pace. Poi mi ha spiegato che se anche perdesse il 99% di quello che ha, o lo centuplicasse, vivrebbe sempre la stessa vita e sarebbe ugualmente felice perché le cose belle della vita sono tutte gratis».
L’amico d’infanzia non aggiunge altro, forse teme di avere violato la riservatezza di Devasini. Ma prima di chiudere la telefonata sbotta: «Ah, voi giornalisti: basta con questa storia dell’ex chirurgo plastico, non lo è mai stato. Giancarlo si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1990 e due anni dopo era già a Hong Kong a cercare di fare due lire». L’amico d’infanzia riattacca. Sarà difficile che torni a parlare. (riproduzione riservata)