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Gilberto Pichetto Fratin
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Analisi Leggi dopo

Decreto Bollette, serve un asse strategico con la Germania. Ecco perché

di Guido Bortoni* e Federico Gallo**
03 marzo 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:04

Una proposta di respiro europeo in tema energia con alla base il sistema di quote gratuite

Scriviamo dopo l’uscita del decreto-legge n.21 (decreto Bollette 2026) e, in particolare, del suo punto focale riguardante il mercato all’ingrosso, ossia l’articolo 6 che è volto a introdurre nel breve-medio termine una vistosa riduzione del prezzo di mercato italiano dell’energia elettrica.

Non ci permettiamo di avanzare giudizi sulle disposizioni del dl in questione perché deve valere in tutte le circostanze il principio Dura Lex sed Lex che impone il massimo rispetto per la norma, così come è stata dettata dall’esecutivo. Anzi, riteniamo che diverse misure ivi contenute, non solo quelle dell’articolo 6, appaiono concepite con competenza e conoscenza della filiera elettrica e dei mercati, con il lodevole intento di ridurre la spesa energetica di famiglie ed imprese nel nostro Paese.

Tuttavia desideriamo concentrarci sulla misura principe di riduzione del prezzo del mercato elettrico all’ingrosso operata al comma 6.3 del dl Bollette 2026, ovvero l’intervento sull’interazione negativa tra formazione del prezzo elettrico e obblighi connessi al sistema europeo di scambio delle emissioni Ets (Emission Trading System).

Lo facciamo con spirito costruttivo nel «ri-proporre» una misura di respiro europeo, anche graduale nel tempo, che potrebbe conseguire risultati analoghi a quelli del comma 6.3 quanto a tempistiche e intensità di riduzione dei prezzi.

Tale misura avrebbe il vantaggio di superare, sin dall’origine, le possibili rimostranze che la Commissione Europea (per quanto ci è dato di conoscerla, avendo trascorso alcuni anni di lavoro nella bolla di Bruxelles) potrebbe avanzare nel negoziato con l’Italia per l’autorizzazione della misura ex comma 6.3.

Con poco sforzo, già immaginiamo quelle che potrebbero essere le principali argomentazioni, quantomeno da parte di DgCompetition, DgClimate e DgEnergy. Parliamo di «ri-proporre» perché non vi è davvero nulla di nuovo. La misura di respiro europeo muove da quella da noi formulata in nuce nell’ambito del convegno Ets1 & Ets2 organizzato dall’onorevole Luca Squeri alla Camera dei Deputati il 4 dicembre scorso, come contributo della Consulta di Forza Italia presieduta dall’onorevole Letizia Moratti.

La ratio dell’introduzione del sistema Ets

Antefatto. Il legislatore europeo introdusse il sistema Ets nel lontano 2005 (e poi riformato in più momenti per adeguarlo alle dinamiche della transizione europea) con l’intento di applicare un sistema che incentivasse - sulla base di un meccanismo di mercato delle quote di emissione di CO2 - la trasformazione dei cicli industriali e di produzione elettrica in chiave di progressiva decarbonizzazione degli stessi.

Il sistema Ets (meglio: Ets1, attivo su power & industry) presupponeva differenti elasticità alla decarbonizzazione dei diversi settori produttivi in ragione dell’unico segnale Ets visto come incentivo/disincentivo economico. Ciò riconosceva che tali settori potessero reagire con velocità e intensità di decarbonizzazione profondamente diverse tra loro.

Proprio per rendere il sistema Ets un vero incentivo e non già una sanzione tout-court applicata ai soggetti anelastici, si introdussero le cosiddette quote gratuite (free allowance), quale strumento di modulazione della leva incentivante per riconoscere le diverse elasticità dei settori.

Il settore power è stato il primo a subire, più di dieci anni fa, una drastica riduzione delle quote gratuite, in assenza di programmazione della decarbonizzazione del settore, e nella prospettiva di fare del vettore elettrico il perno della decarbonizzazione dell’economia reale, grazie alle sue più alte velocità e intensità di decarbonizzazione.

La situazione dell’Ets1 in termini di quote gratuite ed emissioni effettive sino al 2024 rappresenta come il solo settore power - per ben dieci anni - è stato l’unico veramente esposto all’incentivazione Ets mentre gli altri erano coperti o addirittura sovra-coperti.

Quel disegno aveva una sua coerenza nel contesto in cui la decarbonizzazione del settore elettrico era affidata al solo segnale di prezzo Ets a livello europeo, mentre sussisteva una miriade di sistemi di incentivazione delle fonti decarbonizzate a livello nazionale.

La situazione dal 2020 a oggi

Di converso, negli anni post-2020 l’Europa si è dotata anche di strumenti cogenti di pianificazione per indirizzare ogni Stato membro su traiettorie di decarbonizzazione del power, dotati anche di meccanismi di penalizzazione in caso di deviazione dagli obiettivi annuali come approvati sino al 2030.

Ci riferiamo al complesso dei Piani Nazionali Integrati Energia e Clima (Necp o Pniec nel caso italiano). Ne deriva pertanto nel settore power una tensione stridente tra il sistema europeo Ets, basato su logiche di mercato dei permessi Co2, e la programmazione cogente dei Pniec approvati in Europa per quanto attiene il settore power.

Da ultimo, il Pniec 2024 per l’Italia ha promosso una serie di strumenti regolatori, approvati dall’Europa, per l’incentivazione delle fonti rinnovabili nel mercato elettrico (Fer-X, Fer-Z ed Energy Release 2.0 per le tecnologie mature, Fer2 in revisione per le tecnologie innovative tra cui l’off-shore) e Macse per gli stoccaggi elettrici che sono altamente selettivi ma, proprio per questo, non pienamente compatibili nel settore elettrico con l’incentivazione Ets, che non presenta tale carattere di selettività.

Anche la Commissione nello studio di impact assessment per la definizione del pacchetto Fitfor55 ha ampiamente riconosciuto che detta tensione andava risolta, soprattutto negli scenari in cui il prezzo dei permessi Ets fosse lievitato a prezzi intorno ai 100 euro/toneqCo2 (oggi siamo a circa 80), per il buon funzionamento delle policy di decarbonizzazione del settore elettrico.

Vi è da dire che le traiettorie di decarbonizzazione del Pniec italiano sono già estremamente sfidanti in quanto il Paese e il suo territorio - per cause morfologiche, paesaggistiche e di tutela del patrimonio culturale - peggio si adattano rispetto ad altri Stati membri (per esempio la Spagna) ad accogliere grandi quantità di impianti rinnovabili utility-scale. Ciò in quanto tali impianti fanno un uso estensivo del territorio perché basati su tecnologie energeticamente poco «dense» (per esempio il fotovoltaico).

Di più. Nel mercato elettrico italiano a oggi, dato che la fonte marginale fossile (Ccgt) determina il prezzo per molte ore, il segnale economico dell’Ets ivi incorporato finisce per premiare anche la produzione rinnovabile visto che anche quest’ultima viene valorizzata nel mercato ad un prezzo unico.

Ciò costituisce un ulteriore effetto della tensione stridente tra meccanismi selettivi e non. A maggior ragione, dunque, in questo contesto in cui la traiettoria di decarbonizzazione è già vincolata, l’esposizione integrale del settore power al segnale Ets perde parte della sua giustificazione originaria.

La proposta che va oltre i confini nazionali con alla base le quote gratuite

La proposta di respiro europeo consiste nel ripristinare a livello europeo una dotazione - anche parziale - di quote gratuite per il settore power, recuperando un’elasticità perduta da oltre un decennio ma subordinando tale beneficio al rigoroso rispetto delle traiettorie di decarbonizzazione vincolanti dei Pniec.

Le quote gratuite sarebbero infatti condizionate al conseguimento progressivo degli obiettivi annuali di produzione rinnovabile dei Pniec; in caso di deviazione, si prevederebbe una coerente riduzione del budget gratuito, irrigidendo la leva incentivante Ets e consentendo un relativo aumento di prezzo sul mercato a promozione ulteriore degli investimenti nelle fonti decarbonizzate.

Si verrebbe a realizzare un buon dosaggio graduale come collar di prezzi Ets entro cui il mercato elettrico potrebbe ritrovare competitività di prezzo dell’energia in Italia senza rinunciare alla decarbonizzazione. In questo quadro occorre altresì considerare che la misura di cui al comma 6.3 presenta un carattere eminentemente nazionale: essa interviene con uno strumento domestico su un meccanismo, l’Ets, che per sua natura è europeo sia nella genesi sia nella governance.

Proprio per questo, la misura di respiro europeo appare strutturalmente più mirata ad affrontare in modo organico una questione che nasce e si sviluppa su scala unionale.

Per rafforzare questa iniziativa italiana sulla misura di respiro europeo, accanto al confronto con la Commissione Ue sul comma 6.3, l’Italia potrebbe promuovere delle alleanze in Ue. Per esempio, un asse strategico con la Germania sull’energia, considerato che oggi versa in una situazione di esposizione alla generazione fossile ancora più marcata della nostra, potrebbe costituire l’ingrediente decisivo per riportare il dibattito europeo sull’Ets nel power entro una cornice di maggiore coerenza regolatoria e di competitività industriale. (riproduzione riservata)

*ex presidente Autorità Energia

**senior advisor EnCreative



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