Il mercato immobiliare italiano appare ancora fragile, nonostante i timidi segnali di ripresa dopo la fase più dura dell'emergenza Covid-19. È quanto emerge da un report di Dbrs, focalizzato sul numero totale di transazioni, il prezzo degli immobili e la tipologia dei proprietari. Nonostante dalla fine del 2013 a oggi il numero di transazioni sia in costante aumento (con la vistosa eccezione del primo trimestre del 2020, a causa del Coronavirus), i prezzi sono ancora più bassi del 18% rispetto ai massimi del secondo trimestre 2011.
"L'Italia", spiegano gli analisti, "è tra i pochi Paesi europei che stanno combattendo da un decennio per la ripresa delle valutazioni immobiliare". Il report ricorda anche che il Paese è estremamente eterogeneo, con città come Milano che mostrano "un alto livello di resilienza e una ripresa più rapida, mentre il resto del Paese è bloccato indietro".
Dopo picchi di 869 mila transazioni annue nel 2006 il mercato immobiliare italiano ha subito una brusca caduta, che si è interrotta solo a partire dal 2014. Tuttavia, i risultati del 2019 (604 mila transazioni) erano ben distanti dai livelli massimi. "La pandemia", sottolineano da Dbrs, "potrebbe interrompere questo trend di ripresa". L'impatto delle misure di distanziamento sociale ha portato quest'anno a un crollo delle transazioni su base annuale del -14,4% destagionalizzato.
Oltre alla pandemia, sul mercato pesa in maniera decisiva "l'ambiente economico nazionale, che include una grande crescita del tasso di disoccupazione". Un numero crescente di persone senza lavoro e un calo drastico del potere d'acquisto potrebbero comportare un calo significativo della domanda, anche in presenza di tassi di interesse bassi. Gli esperti di Dbrs osservano come "i recenti piani del governo saranno in grado di supportare le spese immobiliari, ma dovrebbero essere prese misure per sostenere i lavoratori con conseguenti vantaggi per il mercato delle proprietà".
Al tempo stesso, infine, il report sottolinea che alcuni fattori potrebbero mitigare il rischio di svalutazioni eccessive. "I proprietari tendono a essere maggiormente avversi alle perdite e aspettano prima di decidere di vendere a un prezzo più basso". La maggior parte dei possessori di immobili, infatti, è composta da persone con entrate piuttosto stabili (secondo i dati del ministero dell'Economia, l'82,5% è composto da impiegati e pensionati), il che dovrebbe preservare la valutazione delle case e "ritardare i tempi del rimbalzo dei prezzi". (riproduzione riservata)