Nel 2024 sono sono state 750 mila le auto esportate dall’Europa agli Stati Uniti per un valore di 38,5 miliardi di euro. Basta questo dato fornito dall’Acea, l’associazione europea dei produttori, per dare un’idea delle proporzioni del problema che dal prossimo 2 aprile, quando entreranno in vigore, graverà sulle case automobilistiche con i dazi del 25% imposti dal presidente Donald Trump su tutte le vetture non prodotte negli Usa.
Di fronte all’impatto, potenzialmente devastante, per l’intero settore, giovedì 27 marzo l’auto è andata fuori strada in borsa e ha subito trascinato in forte ribasso in listini, che però a fine giornata hanno contenuto i danni. Piazza Affari è riuscita a chiudere in positivo dello 0,1% mantenendosi sopra quota 39 mila punti, mentre le altre borse europee sono rimaste in rosso. La peggiore è stata Francoforte, dove il Dax ha perso lo 0,7%, e non è un caso: l’auto tedesca è la più esposta ai dazi di Trump e nemmeno l’avvio dell’iter per rinviare le multe sulle emissioni di Co2 da parte della Commissione Ue è servito come antidoto contro i cali.
Volkswagen, Mercedes e Porsche hanno perso oltre il 2,5%, ma a soffrire di più in borsa sono state le cosiddette Big Three di Detroit, ovvero i tre colossi dell’auto Usa: Stellantis a Piazza Affari ha perso il 4,2%, recuperando dai minimi di giornata, mentre quando questo giornale andava in stampa Ford perdeva più del 3% a Wall Street e General Motors cedeva addirittura il 7%. Su di loro l’impatto dei dazi si farà sentire. Dopo le dabâcle delle ultime settimane, in controdentenza invece c’era Tesla, con guadagni superiori al 2%: la casa di Elon Musk, stando a diversi analisti sentiti da Bloomberg, «è uno dei pochi vincitori» dei dazi dell’amico Trump.
In un primo momento anche le azioni Ferrari hanno sofferto, registrando un calo iniziale dell’1,8%. Il titolo ha poi recuperato terreno dopo che la casa di Maranello ha ribadito la solidità della propria strategia finanziaria, confermando gli obiettivi previsti per il 2025. In una nota la società ha comunque riconosciuto la possibilità di una lieve erosione della redditività, stimata in una diluizione di 50 punti base sui margini percentuali di ebit ed ebitda.
Per far fronte all’impatto delle nuove condizioni doganali Ferrari ha annunciato che potrebbe applicare un incremento dei prezzi fino al 10% su alcuni modelli selezionati, in linea con l’evoluzione del contesto tariffario internazionale. Un cambio di politica commerciale che alla fine ha permesso al titolo di virare in positivo e chiudere tra i migliori del Ftse Mib con un guadagno dell’1,8%.
Sul resto di Piazza Affari sono stati i titoli di aziende che operano prevalentemente sul mercato italiano a sostenere il listino principale, in particolare le utility. Gli investitori hanno premiato società come A2A (+1%), Enel (+1,1%), Hera (+1,4%) e Terna (+0,9%), che hanno beneficiato di un clima di fiducia nei confronti del settore.
A mettersi particolarmente in luce sono state le azioni di Tim, che hanno registrato un balzo del 4,7%. L’ottima performance del gruppo delle telecomunicazioni è stata sostenuta da speculazioni su un possibile ingresso di Poste Italiane (+0,55%) nel capitale della società guidata da Pietro Labriola. Secondo i rumors di mercato, Poste potrebbe trattare con Vivendi per rilevare una parte della quota dell’azienda francese, attualmente attorno al 18%.
Infine Pirelli ha chiuso in ribasso dello 0,3% una giornata trascorsa in attesa del cda che si è tenuto giovedì 27 ma si è concluso con un nulla di fatto. Il consiglio su proposta dall’amministratore delegato Andrea Casaluci ha deciso di rinviare al 28 aprile le delibere. All’ordine del giorno c’era l’approvazione del bilancio ma le attese riguardavano il confronto in atto tra il management italiano di Pirelli e l’azionista cinese Sinochem (che ha il 37% della società) a cui è stato chiesto di ridurre la partecipazione per non compromettere il business americano legato alla tecnologia Cyber Tyre, che è messo a rischio da una normativa americana anti-Cina appena entrata in vigore. (riproduzione riservata)