I dazi statunitensi al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy potrebbero costare quasi 1,6 miliardi di export in meno all’anno. Questo emerge da elaborazioni del Centro Studi di Confagricoltura su dati Istat ed Eurostat.
Le categorie più colpite dalla decisione di Trump risulterebbero quelle che vengono maggiormente esportate negli Stati Uniti quindi: Vini e Mosti (che valgono il 24,7% dell’export tricolore), i Cereali (16% di cui l’8,6% è pasta) e gli Oli (13,6 %, di cui d’oliva il 12,1%). Nel dettaglio, le tariffe fissate al 20% impatterebbero per quasi 1,6 miliardi di euro sul valore delle vendite italiane, laddove i Vini perderebbero 390 milioni, i Cereali 250 milioni e gli Oli 314 milioni.
Guardando a due dei prodotti simbolo del Made in Italy, l’Italia rischierebbe di vendere meno olio d’oliva e meno pasta per un valore rispettivamente di 190 milioni e di 134 milioni di euro.
Guardando al comparto di vini, spiriti e aceti italiani che vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40mila imprese e più di 450mila lavoratori lungo l’intera filiera. il timore è che si ripetano le brutte esperienze del passato: «misure protezionistiche ci hanno portato a perdere fino al 50% delle esportazioni verso gli Usa. Ora rischiamo di rivivere quel trauma economico, con ripercussioni pesantissime su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumatore finale» ha ammonito. la presidente di Federvini, Micaela Pallini.
Secondo l’Unione italiana vini (Uiv), in particolare le imprese del settore dei vini vedranno un taglio dei propri ricavi di 323 milioni di euro all'anno (su un totale di 1,94 miliardi), pena l'uscita dal mercato per buona parte delle nostre produzioni.
L’Italia rischia particolarmente con i dazi statunitensi da un lato perché è particolarmente esposta al mercato Usa, che rappresenta il 24% del valore totale del suo export e quasi 27% se si parla solo di agroalimentare, sempre stando ai dati di Confagricoltura. Dall’altro lato, i prodotti italiani sono per la maggior parte di largo consumo quindi più soggetti alla volatilità dei prezzi. Ecco perché secondo il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, «l’ipotesi di trovare un mercato alternativo agli Stati Uniti mi sembra impossibile» ha dichiarato ai microfoni di Class Cnbc.
E ciò spiega anche perché gli impatti dei dazi di Trump si sentirà anche oltreoceano, come denuncia la Coldiretti. Le tariffe al 20% porteranno a un rincaro da 1,6 miliardi per i consumatori americani, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre ad incrementare il fenomeno dell’italian sounding. Solo per i cibi e le bevande provenienti dalla Lombardia il rincaro sarà di 230 milioni di euro. (riproduzione riservata)