Farmaci esclusi dal nuovo round di dazi Usa, per ora. Il settore farmaceutico è stato risparmiato dall’applicazione delle tariffe reciproche da parte degli Stati Uniti, al 20% nei confronti dell’Unione Europea, il cui effetto è previsto per il 5 aprile. Anche i dazi di base del 10% non si applicano ai prodotti farmaceutici. «Una tregua temporanea per il settore in vista di dazi specifici per il comparto che il presidente, Donald trump, ha già anticipato», afferma Geoff Meacham, analista di Citi.
Nel suo discorso del 3 aprile, il presidente Donald Trump ha avvertito le aziende farmaceutiche, ammettendo che sì stanno tornando negli Stati Uniti, ma «se non lo fanno, dovranno pagare una grossa tassa». Questo dimostra che il tycoon potrebbe cambiare le regole anche per questo comparto, secondo gli esperti di Ubs. Inoltre non sono esclusi dai dazi i principi attivi necessari alla produzione dei farmaci e questo preoccupa l'industria farmaceutica.
Per ora, comunque, le case farmaceutiche statunitensi come Pfizer e Amgen, le britanniche come AstraZeneca e Gsk, la tedesca Merck, la danese Novo Nordisk possono tirare un sospiro di sollievo. Anche l’italiana Recordati che nel 2024 ha generato circa il 17% del fatturato negli Stati Uniti, fatto esclusivamente di farmaci per la cura di malattie rare prodotti fuori dagli Usa con margini che gli analisti di Equita ritengono superiori alla media del gruppo.
Nel caso questi medicinali venissero colpiti da dazi «riteniamo, comunque, che le malattie rare possano essere esentate, rappresentando una piccola parte dell'immensa spesa del settore sanitario ed essendo spesso l'unica cura disponibile sul mercato, spesso salvavita e comunque con impatto limitato per i produttori dato che tipicamente sono rimborsate dal sistema sanitario/assicurativo», spiega Equita, avvertendo che lo scenario peggiore riguarderebbe l’annuncio di tagli dei prezzi.
Tre i possibili scenari futuri, secondo gli esperti di Ubs: l'introduzione da parte dell’amministrazione Trump di un nuovo round di dazi specifici per l'industria farmaceutica; un approccio graduale nell'applicazione delle tariffe; «nel peggiore dei casi, anche se riteniamo sia il meno probabile, potrebbe decidere di intervenire sui prezzi di trasferimento nel suo unico, grande disegno di legge fiscale. Non ci sembra, quindi, che il settore farmaceutico sia ancora «fuori dal bosco». Intanto, riteniamo che la notizia che il settore farmaceutico non sarà soggetto alle tariffe reciproche sia molto positiva per il settore, che è stato sotto pressione nelle ultime due settimane. Abbvie e Merck, società con una produzione significativa all'estero, potrebbero beneficiarne in modo significativo come Pfizer e Amgen», concludono a Ubs.
Vale anche la pena ricordare, aggiunge Meacham di Citi, che negli ultimi colloqui avuti con i management delle principali aziende farmaceutiche è emersa una certa flessibilità nella catena di approvvigionamento. Sebbene siano disponibili strategie di mitigazione, «notiamo che spostamenti su larga scala richiedono una tempistica pluriennale. Dunque, i dettagli sui dazi specifici per il settore farmaceutico restano incerti, sebbene si vociferi di una possibile introduzione graduale, il che potrebbe attenuare eventuali shock immediati per l’industria. Per ora, prevediamo un lieve sollievo sul clima di incertezza che grava sul settore, sebbene il contesto rimanga instabile. Poi la volatilità mediatica continuerà. Fino ad allora, rimane la mancanza di chiarezza su aspetti cruciali come la domiciliazione della proprietà intellettuale e le imposte sul trasferimento». (riproduzione riservata)