La «batosta dei dazi Usa è ricaduta sugli importatori statunitensi». Lo ha spiegato a MF-Milano Finanza l’economista Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio dei conti pubblici, citando direttamente la decisione della Corte Suprema Usa di bocciare gran parte degli ordini esecutivi che hanno imposto i dazi trumpiani perché prevedono «l’introduzione di tasse sui contribuenti Usa che devono essere approvati dal Congresso». Finora non ci sono state conseguenze sui prezzi ai consumatori perché «le imprese si sono prese il tempo per capire come si sarebbe evoluta la situazione prima di riversare l’aumento dei costi agli utenti».
C’è infatti «una notevole incertezza che non accenna a ridimensionarsi» visto che Donald Trump non sembra avere intenzione di fare un passo indietro. Ecco che, riporta Cottarelli, il tycoon ha sùbito risposto alla Corte invocando la Sezione 122 del Trade Act del 1974 che istituisce «dazi uniformi a tutto il mondo al 15%, il massimo consentito». Una possibilità «che dura solo cinque mesi poi richiede la conferma del Congresso per essere rinnovata» ma che soprattutto «va a favorire paradossalmente i Paesi che il presidente Trump aveva colpito con dazi ad hoc più elevati». Per esempio, mentre per l’Ue il livello delle tariffe statunitensi restano al 15%, la Cina beneficerebbe di una riduzione di 7,1 punti percentuali.
Per di più Trump per continuare a reiterare una politica commerciale aggressiva potrebbe appigliarsi o «al Trade Act del 1962 che fa riferimento alla sicurezza nazionale - quello già applicato per acciaio e alluminio - o alla legge del 1974 contro le pratiche commerciali sleali o alla normativa del 1930 (mai utilizzata) che si oppone a discriminazioni immotivate ai danni degli Stati Uniti». Non resta che aspettare la prossima mossa di Trump.(riproduzione riservata)