La tregua concessa dal presidente Usa Donald Trump sui dazi sta finendo: il 9 luglio scadono i 90 giorni di rinvio decisi dal tycoon. Ma il quadro non è molto più chiaro rispetto a quando tutto è iniziato ad aprile. Soprattutto se si parla delle conseguenze delle eventuali tariffe aggiuntive, visto che non si conoscono settori o Paesi bersagliati né tanto meno in quale misura. Per capire però il potenziale impatto sull’economia italiana si può fare affidamento sui dati sulle esportazioni delle imprese tricolore, il motore della crescita del Paese. Il mercato statunitense, si sa, vale 60 miliardi, pari al 10,5% dell’export nazionale e al 3,1% del pil.
Entrando nel merito di questo numero, navigando tra i rapporti regionali di Bankitalia relativi al 2024, risultano più al sicuro della media tricolore soltanto cinque regioni su 20. Spiccano a pari merito, pur se agli estremi opposti dell’Italia, la Basilicata e la Valle d’Aosta, dove solo il 7% delle esportazioni regionali sono dirette verso gli Stati Uniti. Da un lato, in Basilicata si registra un calo della quota di export verso gli Usa di oltre il 30%, attribuibile principalmente alle minori vendite di auto e, in secondo luogo, di prodotti farmaceutici. Dall’altro lato, gli statunitensi comprano dalla Valle d’Aosta principalmente prodotti metallurgici e macchinari.
Leggermente più esposta risulta la Sicilia, con il 7,6% delle imprese che hanno un filo diretto con gli Usa. Da notare che un terzo delle esportazioni è costituito da apparecchi elettrici, una quota pressoché analoga da prodotti petroliferi e un quinto da quelli agro-alimentari.
Scendendo un altro gradino si incontrano altre due regioni pari merito: Lombardia e Piemonte. Il tasso di esposizione agli Stati Uniti di queste due regioni del Nord Italia è all’8,6%. Non sorprende che per Torino i settori più vulnerabili siano macchinari e automotive mentre Milano rischia nella moda, nei mobili ma anche nella farmaceutica e nelle bevande.
Al contrario il podio delle regioni con le imprese più vulnerabili ai rapporti commerciali con gli Usa è occupato da Molise, Abruzzo ed Emilia Romagna. In particolare, dipendenti dalle scelte dell’amministrazione Trump sono il 24,6% delle vendite delle imprese molisane (più del doppio della media nazionale e quasi quattro volte il livello di esposizione regionale più basso in assoluto), il 15,2% dell’export abruzzese e il 12,5% di quello emiliano-romagnolo.
Dietro questi livelli di esposizione delle imprese ci sono precise specializzazioni regionali, non a caso che si ripetono nei tre territori in questione. Nello specifico, Molise ed Emilia Romagna hanno in comune l’importanza dell’industria dei mezzi di trasporto e degli autoveicoli. Abruzzo e Molise invece vantano l'eccellenza degli alimentari. Mentre tutte e tre le regioni si distinguono per la chimica farmaceutica. A cui l’Abruzzo aggiunge una specializzazione anche nell’elettronica. (riproduzione riservata)