I dazi minacciati da Donald Trump contro l’Ue non sono certo «una novità assoluta perché se ne è parlato sotto diverse amministrazioni a stelle e strisce, ma oggi sono un’incognita ancora più grande con le politiche commerciali in rapida evoluzione e difficilmente prevedibili».
L’Europa e in particolare l’Italia non devono però «cedere all’allarmismo ma essere più consapevoli dei propri punti di forza e puntare sulla diversificazione dei prodotti e dei mercati di approdo per confermarsi resilienti e competitive». Questa l’opinione dell’amministratrice delegata di Sace, Alessandra Ricci.
L'Italia «ha dimostrato capacità di competere a livello globale» e nell’ultimo anno si è guadagnata il posto di quarto Paese esportatore al mondo: con 626 miliardi di euro di prodotti venduti. Tra i settori che si sono distinti maggiormente quest’anno ci sono la meccanica, l'agroalimentare, il farmaceutico, gli apparecchi elettrici ed elettronici».
Ma il punto di forza dell’Italia è che «il nostro export si è dimostrato il più diversificato al mondo, superando anche la gamma di prodotti offerti dalla Germania» e si sa «un export più diversificato è un export più resiliente».
Ad esempio è difficile che i dazi vengano messi a tappeto su tutti i settori contemporaneamente o che una crisi economica coinvolga ogni comparto esistente. «Un’azienda su 3 sta investendo in innovazione, in tutte le sue forme, dalle nuove tecnologie come l’AI e industria 4.0 all’adattamento e transizione sostenibile, il che le rende più agili, competitive e pronte al cambiamento», spiega Ricci.
Per tutelarsi, il Made in Italy deve essere capace di «cogliere i segnali che arrivano soprattutto dai mercati al di fuori delle rotte tradizionali», suggerisce Ricci. Se infatti «scontiamo il rallentamento del nostro primo partner commerciale, la Germania, dobbiamo continuare a puntare su mercati che stiamo approcciando solo più recentemente». Partendo dai 14 Paesi gate che Sace ha identificato come «delle vere e proprie nuove aree di opportunità» in tutti i continenti. Basti pensare che nel corso del 2024 si è registrato un incremento delle esportazioni tricolore verso il Vietnam del 25%, verso l’Arabia Saudita del 28%, verso la Serbia del 17%, nonché verso il Messico e il Brasile del 10%.
L’area «più effervescente in questo momento è il Medio Oriente», spiega ancora Ricci. Non solo l’export italiano verso quell’area ha raggiunto quota 25 miliardi nel 2024 ma lì diversi Paesi hanno importanti programmi di crescita in infrastrutture, sviluppo urbano, edilizia e trasporti ferroviari, stradali e marittimi, sanità, turismo, agrifood».
Da non sottovalutare infine il potenziale dell’Africa. Complice anche il Piano Mattei, dal cui avvio Sace ha garantito 1,5 miliardi di euro di operazioni (che hanno abilitato progetti dal valore di 13,5 miliardi) e ne ha allo studio ulteriori 8,7 miliardi in tutto il continente. (riproduzione riservata)