L’annuncio di nuovi dazi Usa da parte del presidente Donald Trump dal 10% al 15% in tutto il mondo innervosisce i mercati ma l’Asia regge, complice il fatto che lunedì 23 febbraio Shanghai e Nikkei sono chiusi. Alle ore 7:30 italiane, l’Hang Seng torna dalla settimana dei festeggiamenti del Capodanno Lunare in rialzo del 2,5%, l’indice Asia Dow sale dello 0,8%, ma i futures sul Nasdaq viaggiano in rosso per lo 0,9%. L’oro corre del 2% a 5.181 dollari l’oncia, il petrolio Wti americano cede l’1% a 65,75 dollari il barile, l’euro sale dello 0,4% a 1,1830.
L’indice del dollaro è sceso sotto quota 97,5 lunedì, riducendo i guadagni della scorsa settimana dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato di voler alzare i dazi globali dal 10% al 15% in seguito alla decisione della Corte Suprema di bocciare le sue tariffe reciproche.
Nel frattempo, l’Unione Europea ha detto domenica che proporrà di sospendere la ratifica di un accordo commerciale con gli Stati Uniti, mentre l’India ha rinviato i negoziati per finalizzare un’intesa provvisoria con Washington. Tuttavia, il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Jamieson Greer ha affermato che gli accordi commerciali con partner di rilievo, tra cui Cina, Ue, Giappone e Corea del Sud, resteranno in vigore.
I mercati avevano accolto positivamente la sentenza di venerdì, ma l’incertezza sulle prossime mosse di Trump ha oscurato i potenziali benefici derivanti da dazi più bassi e possibili rimborsi. Il dollaro tende a indebolirsi nei periodi di elevata incertezza politica negli Usa, dal momento che gli investitori esteri riducono l’esposizione agli asset statunitensi.
I futures sul greggio Wti sono scesi sotto i 66 dollari al barile lunedì, arretrando leggermente dai massimi degli ultimi sei mesi mentre gli investitori valutavano la possibilità di un accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran, con ulteriori negoziati attesi nel corso della settimana.
Il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato che una soluzione diplomatica win-win è a portata di mano e ha confermato l’intenzione di incontrare l’inviato statunitense Steve Witkoff a Ginevra. Allo stesso tempo, alcune indiscrezioni indicano che un eventuale attacco militare statunitense contro l’Iran sarebbe limitato a specifici obiettivi militari o governativi, riducendo il rischio di ampie interruzioni dell’offerta di greggio.
I mercati sono preoccupati soprattutto per i potenziali rischi lungo lo Stretto di Hormuz, corridoio fondamentale per le esportazioni della materia prima. A pesare ulteriormente sul sentiment ribassista è il piano di Trump di aumentare i dazi globali al 15% dopo la bocciatura delle tariffe reciproche da parte della Corte Surprema, alimentando nuovi rischi per la domanda di petrolio.
Il Bitcoin è sceso sotto i 65.000 dollari lunedì, toccando il livello più basso da oltre due settimane, mentre i timori sui dazi hanno scosso i mercati. Gli investitori stanno inoltre valutando i crescenti timori che l’amministrazione Trump possa avviare un’azione militare contro l’Iran in un contesto di negoziati nucleari in stallo, con nuovi colloqui previsti a Ginevra giovedì. Il bitcoin e il più ampio mercato delle criptovalute hanno sottoperformato nel 2026 rispetto ad altre asset class, non riuscendo a confermarsi come copertura affidabile contro l’incertezza economica, a differenza dell’oro. (riproduzione riservata)