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Dazi Trump illegali: rating Usa a rischio? L’analisi di Morningstar Dbrs e Scope Ratings
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Dazi Trump illegali: rating Usa a rischio? L’analisi di Morningstar Dbrs e Scope Ratings

23 febbraio 2026, 12:25 Ultimo aggiornamento: 12:41

Morningstar Dbrs e Scope Ratings analizzano l’impatto della decisione della Corte Suprema sui dazi su deficit, debito pubblico ed economia americana

La Corte Suprema ha deciso che i dazi imposti dall’amministrazione Trump ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977 sono illegali. In risposta, l’amministrazione Trump ha annunciato piani per imporre dazi generali del 15% basati sul Trade Act del 1974 e che ulteriori tariffe potrebbero essere introdotte tramite percorsi legislativi alternativi.

L'impatto della sentenza sulle prospettive economiche Usa

«La sentenza e gli annunci successivi dell’amministrazione Trump sono destinati a generare incertezza nel breve termine e i rimborsi dei dazi potrebbero rappresentare, in ultima analisi, un costo una tantum pari fino allo 0,4% del pil del 2025. Tuttavia, la decisione della Corte Suprema non incide in modo rilevante sulle nostre prospettive economiche per gli Stati Uniti né sulla situazione fiscale a medio termine», sottolineano Michael Heydt, senior vice president, sector lead - global sovereign ratings, e Thomas R. Torgerson, managing director - global sovereign ratings, di Morningstar Dbrs (rating AAA, trend stabile sugli Usa).

L’amministrazione Trump ha utilizzato i poteri d’emergenza previsti dall’IEEPA per imporre un’ampia gamma di dazi. Questi includono quelli reciproci per affrontare gli squilibri commerciali e quelli  per motivi di sicurezza nazionale imposti su Cina, Messico e Canada per affrontare le preoccupazioni relative al traffico di droga.

«Sebbene la decisione della Corte Suprema annulli i dazi IEEPA, questa non riguarda tutti i dazi introdotti nell’ultimo anno. I dazi specifici per i prodotti imposti ai sensi della Sezione 232, inclusi quelli su acciaio, alluminio, rame, auto e legname, non sono interessati e rimangono in vigore», spiegano Heydt e Torgerson.

E sul deficit federale

Senza i dazi IEEPA, il Yale Budget Lab ha stimato che il tasso effettivo delle tariffe scende dal 16,9% al 9,1%. Pur trattandosi di un calo significativo, il valore rimane molto superiore al tasso del 2,3% di gennaio 2025 ed è ancora vicino al massimo storico degli ultimi 80 anni.

«A nostro avviso, la sentenza difficilmente modificherà in modo significativo le prospettive fiscali nel medio termine. Questo perché prevediamo che l’amministrazione Trump reintrodurrà i dazi tramite altri canali legali», questo perché considera i dazi uno strumento potente per ottenere concessioni da altri Paesi su molte questioni.

Di conseguenza, «prevediamo che i dazi continueranno a essere centrali nella politica economica di questa amministrazione. Il CBO (l'Ufficio di bilancio del Congresso) stimava, nel novembre 2025, che tutti i dazi introdotti dal gennaio 2025 avrebbero ridotto il deficit federale di 3 trilioni di dollari nel periodo 2025-2035. Circa la metà della riduzione prevista del deficit deriva dai dazi legati all’IEEPA. Se l’amministrazione Trump decidesse di non sostituire i dazi IEEPA, i deficit fiscali federali, già elevati, potrebbero risultare marginalmente più alti nel prossimo decennio».

Il nodo dei rimborsi

La Corte Suprema non si è espressa sulla questione dei rimborsi, ma l’eventuale necessità di rimborsare gli importatori rappresenterebbe un costo una tantum. Il Tesoro ha incassato 134 miliardi di dollari in dazi legati all’IEEPA fino al 14 dicembre 2025, secondo la Us Customs and Border Protection. «Questo equivale allo 0,4% del pil. Non è chiaro come l’amministrazione risponderà all’elevato numero di richieste probabili. È possibile che l’ammontare dei rimborsi effettivi possa essere leggermente inferiore se gli importatori si trovassero a fronteggiare un processo di rimborso lento o oneroso», indicano Heydt e Torgerson che, quindi, non si aspettano che la decisione della Corte Suprema indebolisca la preferenza dell’amministrazione per l’uso dei dazi come elemento centrale della sua politica economica internazionale.

Tuttavia, avvertono i due esperti di Morningstar Dbrs, «la sentenza potrebbe richiedere all’amministrazione di rivedere il proprio approccio ai dazi. Di conseguenza, la politica commerciale statunitense nel 2026 potrebbe assomigliare molto a quella del 2025: azioni imprevedibili sui dazi continueranno a essere fonte di incertezza e peseranno sull’economia statunitense mentre le sfide legali previste procederanno nei tribunali nazionali».

Fiducia nel sistema creditizio statunitense

A detta di Eiko Sievert, Executive Director, Sovereign & Public Sector di Scope Ratings, la decisione della Corte Suprema di dichiarare illegali i dazi «evidenzia come errori di politica economica, sia a livello nazionale sia internazionale, stiano creando preoccupazioni rilevanti per il merito creditizio riguardo alla governance degli Stati Uniti».

Sicuramente, la sentenza della Corte dovrebbe contribuire a ripristinare una certa fiducia nel fatto che i principali meccanismi di controlli e bilanciamenti all’interno del sistema di governance statunitense rimangano efficaci. L’IEEPA era pensato per essere utilizzato in situazioni di emergenza specifiche e non per imporre ampi dazi su altri Paesi.

Tuttavia, vista la determinazione dell’amministrazione a mantenere intatta la propria politica commerciale – sottolineata dallo stesso Trump in una conferenza stampa venerdì 20 febbraio – «è improbabile che la sentenza abbia un impatto significativo sui flussi commerciali o sulla dinamica del debito pubblico statunitense nel medio periodo», spiega Sievert.

Strumenti alternativi e transizione incerta

Dopotutto, la Corte Suprema si è pronunciata esclusivamente sull’applicabilità dell’IEEPA per l’imposizione di ampi dazi e non sulla politica commerciale generale dell’amministrazione statunitense. «L’agenda dei dazi di Trump è, quindi, destinata a proseguire sotto basi legali differenti, generando un periodo di transizione incerto. Di conseguenza, questa decisione è improbabile che produca effetti economici positivi», prosegue l’economista di Scope Ratings.

Questo è anche dovuto al fatto che l’amministrazione Trump ha avuto un tempo significativo per prepararsi a questa sentenza e dispone di molteplici strumenti alternativi di politica commerciale per applicare i dazi. Tra questi figurano: la Sezione 301 (pratiche commerciali sleali), la Sezione 232 (sicurezza nazionale), la Sezione 122 (squilibri della bilancia dei pagamenti) e la Sezione 338 (discriminazione contro le esportazioni statunitensi, che consente dazi fino al 50%).

Le prospettive sul debito pubblico e il rating Usa

Guardando alle finanze pubbliche statunitensi, nel 2025 i dazi più elevati hanno generato circa 200 miliardi di dollari (0,7% del pil) di entrate aggiuntive per il governo, assorbite in larga parte dalle imprese e dai consumatori statunitensi, secondo diversi studi. La sentenza della Corte Suprema si applica ai dazi che avevano generato circa 130 miliardi di dollari in diritti doganali lo scorso anno (circa il 70% delle entrate totali derivanti dai dazi).

Nonostante le entrate aggiuntive del 2025, le prospettive fiscali per gli Stati Uniti (rating AA-/stabile secondo Scope Ratings) rimangono difficili, dato il deficit fiscale elevato, intorno al 6-7% del pil. Inoltre, i pagamenti netti degli interessi da parte del governo, in rapporto alle entrate totali, sono aumentati fino a circa l’11,7% nel 2025, ben al di sopra della media Ue del 3,8%, e sono destinati a crescere ulteriormente negli anni a venire.

«Prevediamo che il rapporto debito/pil degli Stati Uniti raggiunga il 140% entro il 2030, in aumento rispetto al 122% del 2024. Tra le economie avanzate, ciò collocherebbe gli Stati Uniti», conclude Sievert, «come il secondo Paese sovrano più indebitato dopo il Giappone, superando i livelli di debito previsti per il 2030 nel Regno Unito, in Francia e in Italia». (riproduzione riservata)



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