Parlamento Europeo e Consiglio (i governi) sbloccano l’impasse sui dazi. Le due istituzioni si sono confrontate per settimane per trovare una posizione comune su come attuare l’accordo raggiunto in Scozia con gli Usa. Le giravolte di Donald Trump (soprattutto le minacce di annettere la Groenlandia) avevano spinto gli eurodeputati a inserire delle clausole - indigeste agli Stati Uniti - per tutelare l’Ue. Posizione che i Paesi membri hanno sempre cercato di ammorbidire per non fare arrabbiare il presidente americano.
Per avvicinare le due istituzioni sono serviti diversi incontri nel trilogo, in cui sè è cercato di trovare una quadra sui due atti legislativi che attuano l’intesa dell’agosto 2025. Testi che eliminano i dazi sulle aragoste e concedono una serie di agevolazioni sui prodotti industriali statunitensi in cambio di un tetto massimo del 15% per le merci europee. Il compromesso faticosamente raggiunto il 20 maggio prevede che questi vantaggi scadano il 31 dicembre 2029 (clausola sunset) e non a marzo 2028, come proposto inizialmente dagli eurodeputati.
Entro questa data, inoltre, la Commissione effettuerà una valutazione completa degli effetti dell’intesa su industria, agricoltura e pmi europee, oltre che sui cambiamenti negli schemi commerciali con i Paesi terzi. Bruxelles potrà anche presentare una proposta per prolungare l’accordo. E potrà sospendere le agevolazioni tariffarie se gli Usa non rispetteranno il tetto del 15%, mentre sono saltati i riferimenti a eventuali stop per motivi geopolitici.
In più i negoziatori hanno inserito un meccanismo di salvaguardia, che si attiverà in caso di gravi danni all’industria e all’agricoltura europea dovuti all’aumento eccessivo delle importazioni americane. Su questo aspetto la Commissione ha le mani libere perché potrà avviare un’indagine di sua sponte o sulla base delle informazioni ricevute da Stati membri e Parlamento Europeo. Ogni tre mesi, inoltre, Bruxelles dovrà aggiornare gli eurodeputati e il Consiglio sulle variazioni dei volumi e dei valori delle merci statunitensi parte dell’accordo.
L’ultimo punto riguarda invece acciaio e alluminio, su cui gli Usa continuano a prevedere un dazio del 50% e hanno anche allungato la lista dei derivati soggetti a questa soglia, che l’Europa vuole abbassare al 15%. Trump sembra non sentirci, così la Commissione potrà sospendere le agevolazioni tariffarie se gli Usa non faranno un passo indietro entro il 31 dicembre 2026. Altro punto modificato rispetto alle richieste di Strasburgo, che all’inizio aveva preteso lo stop immediato.
Per l’Europarlamento si tratta di una prova di forza perché è riuscito a mantenere gran parte delle salvaguardie. «È stato un percorso difficile, ma ne è valsa la pena. Questo regolamento rappresenta un passo importante verso una maggiore prevedibilità nelle relazioni commerciali transatlantiche», commenta il socialista Bernd Lange, relatore del Parlamento Europeo e presidente della Commissione per il Commercio Internazionale.
«Con l’introduzione della clausola di scadenza e una forte clausola di sospensione, abbiamo migliorato sostanzialmente la proposta della Commissione. Una partnership transatlantica stabile può avere successo solo se entrambe le parti rimangono impegnate nell’affidabilità, nella moderazione e nella fiducia reciproca».
Anche per la Commissione è una vittoria perché riesce a evitare una nuova crisi con Trump. «Accolgo con favore il trilogo positivo, pienamente allineato alla dichiarazione congiunta Ue-Usa», afferma il commissario per il Commercio, lo slovacco Maroš Šefcovic. «Abbiamo dimostrato di essere un partner commerciale affidabile, pur rimanendo ferma nella difesa degli interessi degli stakeholder europei. Una volta formalmente approvata dal Parlamento e dal Consiglio, quest’intesa rafforzerà la stabilità del commercio transatlantico e aprirà la strada a una cooperazione ancora più costruttiva».
L’Ue adesso dovrà accelerare per rispettare l’ultimatum di Trump. Scocciato dallo stallo, il presidente americano aveva prima promesso di alzare i dazi sull’auto al 25%, poi aveva minacciato di aumentare in generale le tariffe se l’accordo non fosse stato attuato entro il 4 luglio.
Per rientrare nei tempi la Commissione Commercio Internazionale organizzerà una riunione straordinaria (si ipotizza il 2 giugno) per votare l’intesa raggiunta nel trilogo. Questo dopo aver ricevuto la lettera con cui il Coreper (gli ambasciatori degli Stati membri) confermerà il sostegno del Consiglio. Poi si passerà al voto nella Plenaria del 16-17 giugno, in modo da chiudere il processo di ratifica entro il 4 luglio.
Agli americani però potrebbe non bastare. «I dazi rappresentano soltanto un aspetto», spiega il rappresentante al Commercio Jamieson Greer. Bruxelles, insomma, dovrà venire incontro agli Stati Uniti anche sulle «barriere non tariffarie» e sulle regole su digitale e clima, ritenute da Trump penalizzanti per le big tech e le aziende statunitensi attive nell’Ue.
Ma su questi temi Bruxelles non vuole cedere e anche per questo motivo ha accelerato il processo di diversificazione commerciale, in via precauzionale, con una raffica di intese in tutto il mondo (India, Australia e Mercosur su tutte). Il problema è che l’Europa non può fare a meno degli Usa, suo principale partner con un interscambio da 1.700 miliardi di euro. (riproduzione riservata)