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Maros Sefcovic
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Dazi, il commissario Maros Sefcovic: ecco perché quello con gli Usa è il miglior accordo commerciale possibile

28 luglio 2025, 13:02 Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2025, 10:49

Per il commissario al Commercio l’intesa ha salvato gli scambi commerciali tra Usa e Usa. La replica del premier francese Bayrou: «È un giorno buio, l’Europa si sottomette». Dai semiconduttori all’acciaio, dal vino all’auto: cosa prevede l’accordo sui dazi

«Abbiamo chiuso il miglior accordo possibile. Dall’1 agosto sarebbero scattati dazi al 30%, che avrebbero bloccato gli scambi e cancellato 5 milioni di posti di lavoro. Con quest’intesa abbiamo salvato le relazioni commerciali e aperto un nuovo capitolo: con gli Usa c’è un forte allineamento sui principali dossier geopolitici, che aggiunge valore a questo patto».

Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, replica a chi l’ha accusato di aver chiuso un accordo sbilanciato. «È un giorno buio, l’Europa si sottomette», aveva criticato il premier francese François Bayrou. Ancora più duro l’ungherese Viktor Orban: «Trump si è mangiato von der Leyen a colazione». Mentre dalla Germania il cancelliere Friedrich Merz sottolinea i «danni considerevoli per l’economia tedesca», ma ammette che «non era possibile ottenere di più».  

Cosa prevede l’accordo

Dazi al 15% non sono accettabili soprattutto per Parigi, che aveva chiesto più rigidità già nelle trattative. La Commissione invece si è sempre mostrata più morbida, atteggiamento che permetterà agli Usa di riscuotere circa 80 miliardi di dollari dalle tariffe, dieci volte più del passato. Questi dazi saranno a carico degli importatori e dei consumatori americani, sottolinea Bruxelles, ma secondo Pimco costeranno un punto di pil all’Eurozona.

Si comprendono allora le pressioni per ottenere delle concessioni in cambio. Il tetto del 15% comprende le tariffe preesistenti (5% circa) e si applicherà alle auto, prima colpite con il 27,5%. Il limite è valido anche per semiconduttori e farmaci, che Trump ha esentato finora. «Una maggiore collaborazione sul tech aiuterebbe entrambi», spiega Sefcovic. «Gli Usa hanno i migliori designer di chip per l’AI, mentre noi produciamo le macchine più avanzate per stamparli».

Quote in vista per l’acciaio

La Commissione dovrebbe spuntare uno sconto anche sull’acciaio, su cui resta un aggravio del 50%: l’obiettivo è fissare delle quote di export sotto le quali applicare il precedente livello di dazi (il 4,8%). «L’Europa produce acciai speciali non sostituibili», osserva il commissario al Commercio. «Non siamo noi i responsabili della sovraccapacità che sta distruggendo le imprese americane. Anzi, abbiamo lo stesso problema, quindi vorremmo dar vita a un’alleanza dei metalli per creare una barriera comune».

In cambio Bruxelles investirà 600 miliardi e comprerà 750 miliardi di gas e petrolio dagli Stati Uniti per sostituire l’import dalla Russia. Il compito spetterà in entrambi i casi ai privati, coordinati dalla Commissione. In futuro cresceranno anche gli acquisti di armi Usa per rispettare i nuovi target Nato, mentre l’Ue non ha preso impegni sulla web tax contro le big tech e sulle regole sul digitale, da sempre linea rossa.

La cautela di Meloni

Washington e Bruxelles non si faranno del male in alcuni settori strategici, dove azzereranno i dazi. Dell’elenco fanno parte l’aeronautica, i macchinari industriali, la chimica e diversi prodotti agroalimentari. Non il vino, su cui si continuerà a trattare. La cautela di Giorgia Meloni è dovuta anche a questo.

«Abbiamo evitato un’escalation che avrebbe avuto conseguenze devastanti», spiega la premier. «Ma dobbiamo ancora verificare le possibili esenzioni e batterci sui dettagli». Le imprese italiane rischiano grosso nonostante le esenzioni che hanno ridotto l’impatto a circa 7 miliardi secondo Unimpresa.

Le mosse dei governi

Anche gli altri Stati membri aspetteranno che l’intesa diventi definitiva prima di pronunciarsi: vista l’assenza di un accordo in senso tecnico, dovrebbe essere sufficiente un semplice avallo per evitare un voto scomodo a livello interno. Se poi si arriverà a un vero e proprio trattato commerciale, allora potrebbe bastare la maggioranza qualificata, che disinnescherebbe eventuali veti di Parigi o Budapest.

Nel frattempo le borse non si sono scaldate perché l’intesa difficilmente migliorerà e si teme un calo degli utili delle società europee per colpa dei dazi. Un impatto inevitabile secondo Sefcovic, che riporta tutti con i piedi per terra: «Il mondo prima del 2 aprile non esiste più. Dobbiamo adattarci e affrontare le nuove sfide. Questo patto è meglio di una guerra commerciale». (riproduzione riservata)



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