Stavolta tocca all’alcol. Nel mirino del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sono finiti vino, champagne e altre bevande alcoliche di origine europea. Se l’Unione Europea imporrà un dazio del 50% sul whisky, gli Usa «imporranno una tariffa del 200% su tutti i vini, champagne e altri prodotti alcolici provenienti dalla Francia e da altri Paesi europei», ha detto Trump in un post sul social Truth. Aggiungendo che «questo sarebbe grandioso per il business del vino e dello champagne negli Stati Uniti».
La minaccia del tycoon ha avuto un effetto immediato, almeno sul mercato, spingendo al ribasso le azioni dei principali produttori di bevande alcoliche europei. Campari, il principale rappresentante del settore a Piazza Affari, cede il 4,3%. A Parigi, Remy Cointreau (cognac) e Pernod Ricard (vini e liquori) lasciano sul terreno rispettivamente il 4,7% e il 4%. Sbanda anche il colosso del lusso Lvmh, proprietario dei brand di champagne Moët & Chandon e Veuve Clicquot, che perde l’1,1%.
Il provvedimento ipotizzato da Trump colpirebbe soprattutto Francia e Italia, primi due Paesi europei per export di bevande alcoliche negli Usa. Nel dettaglio, le esportazioni di vino dalla Ue verso gli Stati Uniti hanno avuto un valore di circa 4,9 miliardi di euro nel 2024, secondo i dati dell’Osservatorio sul vino della Commissione Ue. Questa cifra equivaleva al 29% dell’export complessivo di vino europeo.
La maggior parte delle bottiglie inviate Oltre Oceano arrivavano dalla Francia e dall’Italia, che insieme pesavano per circa 4,3 miliardi (su 4,9 miliardi di export di alcolici europei negli Usa), di cui 1,9 miliardi da Roma e oltre 2,3 miliardi da Parigi.

L’ipotesi di un maxi-dazio del 200% sull’alcol europeo è la risposta di Trump alla presa di posizione dell’Europa, pronta a imporre tariffe su numerosi prodotti americani a partire da metà aprile con un impatto stimato di 26 miliardi di dollari. Questa è stata la reazione di Bruxelles all’entrata in vigore, il 12 marzo, di una tassa del 25% sull’acciaio e l’alluminio importati negli Stati Uniti.
L’Unione Europea non ha replicato alla nuova corsa in avanti di Trump, mentre una risposta è arrivata a stretto giro dalla Francia. «Non cederemo alle minacce», ha dichiarato il ministro del Commercio Estero francese, Laurent Saint-Martin, su X.
L’uso delle tariffe come leva nelle dispute economiche e geopolitiche sta pesando sui mercati. L’indice S&P 500, ad esempio, è sceso di quasi il 10% rispetto al massimo toccato nel mese di febbraio. (riproduzione riservata)