L’Eurozona deve farsi trovare pronta ma non cadere nella tentazione della risposta vendicativa ai dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Concretamente deve evitare di mettere in atto ritorsioni commerciali speculari per riuscire a dimezzare gli effetti negativi delle tariffe aggiuntive sulla propria crescita. Questo il chiaro messaggio dell’Occasional Paper pubblicato da Bankitalia con il titolo «The macroeconomic effects of import tariffs on the euro area: a model-based assessment» e curato da Anna Bartocci, Alessandro Cantelmo, Pietro Cova, Alessandro Notarpietro e Massimiliano Pisani.
In particolare l’aumento unilaterale dei dazi da parte degli Usa - del 45% sui beni provenienti dalla Cina e del 9% sui prodotti dell’area dell’euro e resto del mondo - causerebbe una riduzione della produzione degli Stati Uniti almeno del 3,5% e una contrazione dello 0,5% del pil dei Paesi che hanno adottato la moneta unica europea.
In caso invece di introduzione di misure ritorsive, la flessione del pil dell’Eurozona sarebbe dell’1%. L’ulteriore diminuzione è dovuta «al calo della domanda aggregata interna, compensato solo in misura piuttosto limitata dal reindirizzamento degli scambi commerciali» con Paesi diversi dagli Stati Uniti, in primis la Cina.
Un’altra differenza tra i due scenari delineati per l’area euro dagli esperti di Via Nazionale si nota negli effetti indiretti dei dazi, quelli sulle dinamiche dei prezzi. Da un lato, in caso di dazi unilaterali statunitensi, l’inflazione nell’Eurozona diminuirebbe lievemente, spingendo la Bce a ridurre i tassi. Dall’altro lato, con l’introduzione di misure ritorsive, inizialmente l’inflazione sarebbe in aumento e quindi la banca centrale europea potrebbe procedere a un temporaneo aumento dei tassi.
Non c’è invece un dualismo nelle conseguenze dell’incertezza sulle politiche commerciali, causata dai molteplici annunci (e cambiamenti) di dazi degli Stati Uniti e le relative risposte. Banca d’Italia prevede un calo esogeno degli investimenti privati del 5% nell’Eurozona e nel resto delle regioni colpite dalle tariffe aggiuntive.
Sempre da un punto di vista finanziario, il rapporto si attende un ribilianciamento dei portafogli di investimento globale a favore di attività e titoli emessi dall’area euro, la Cina e il resto del mondo. Il che causerà un forte deprezzamento del dollaro statunitense, che andrà a durare poco più di cinque anni. Così i mercati di tutti i Paesi, che non sono gli Stati Uniti, avranno un impatto espansivo ma anche modestamente disinflazionistico. (riproduzione riservata)