Dal 2021 a oggi la domanda di connessione alla rete elettrica ad alta tensione da parte dei data center è cresciuta di oltre il 40%. Secondo i numeri più aggiornati di Terna, a maggio 2025 Ie richieste sono salite a circa 44 Gigawatt, confermando la tendenza in aumento anche mese su mese dai 40 Gw raggiunti ad aprile. La domanda sale di pari passo allo sviluppo del cloud computing e, negli ultimi due anni, delle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Circa l’85% delle richieste è concentrato nelle regioni del Nord Italia, in particolare in Lombardia (58%).
Ma sta emergendo una percentuale crescente anche nelle regioni del Centro e del Sud. Per questo i data center sono entrati a pieno titolo nei piani e nei bilanci del gruppo guidato dall’ad Giuseppina Di Foggia.
Proprio di recente, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza, ha avviato l’iter autorizzativo per la realizzazione di due nuovi interventi sulla rete di trasmissione nazionale nell’ambito della Città Metropolitana di Milano, per le nuove infrastrutture da connettere all’esistente linea elettrica di Terna Novara Rt-Rho Rt, necessari per alimentare i futuri data center previsti nella zona nord ovest della Lombardia. L’ investimento previsto è di circa 55 milioni di euro. Sui tempi degli allacci, l’Italia fa scuola. L’Agenzia Internazionale dell’Energia segnala che, nella media europea, l’attesa per la connessione alla rete dei nuovi centri dati supera facilmente i sette anni. L’Italia, al contrario, si distingue in positivo, con tempi inferiori ai tre anni.
Energivori per definizione, i data center macinano elettricità per alimentare la potenza di calcolo e mantenere l’adeguata temperatura attraverso sistemi di raffreddamento. In più, necessitano energia costante e senza interruzioni.
«Come evidenzia il report dell’Aie, l’affermarsi dei data center comporta un aumento di quasi il 50% dei consumi», spiega Filippo Fontana, portavoce dell’Alleanza per il Fotovoltaico, «questa situazione, considerata la dipendenza dell’Italia dai paesi esteri nell’approvvigionamento energetico, implica delle scelte strategiche».
La domanda che si pone, perciò, è se nel sistema ci sia capacità sufficiente per garantire i fabbisogni e quale tipo di fonte debba alimentare i data center. «Sentiamo parlare dei piccoli reattori modulari per queste infrastrutture, ma in Italia se ne parlerà tra 20 anni. Quindi ad oggi l’unica via percorribile per il Paese è quella di uno sviluppo sistematico e continuativo dell’energia da fonte rinnovabile: una soluzione già pronta, soprattutto se accostata ai sistemi di accumulo».
Un esempio è il Green Data Center di Eni, il quinto computer più potente al mondo, che per alimentarsi sfrutta anche un impianto fotovoltaico da un megawatt, oltre all’energia fornita dalla vicina centrale di Enipower. Ma in quel caso è l’intera infrastruttura a essere stata concepita per contenere i consumi di energia rispetto a un data center tradizionale. Hpc6 ha infatti un assorbimento elettrico massimo inferiore a 10 Mw. L’Agenzia Internazionale dell’Energia, che stima il raddoppio del consumo elettrico globale dei data center entro il 2030, da 416 a 946 TWh, conferma che per soddisfare questa domanda crescente si punterà principalmente su rinnovabili e nucleare. «In Europa, queste fonti copriranno l’85% del fabbisogno dei data center già entro il 2030. Ma anche l’Aie lancia un monito. «Il rapido incremento degli investimenti nei data center potrebbe mettere a dura prova le reti elettriche esistenti in diversi Paesi europei». (riproduzione riservata)