Nel pieno del nuovo scontro commerciale innescato da Donald Trump, alcune economie stanno mettendo in atto stratagemmi che potrebbero, paradossalmente, portarle trarre vantaggio dalla guerra delle tariffe. Tra queste, India e Vietnam appaiono come i principali candidati a capitalizzare le opportunità create da un mondo in cui le regole del commercio globale vengono riscritte a colpi di dazi e trattative forzate. Ma non sono le unici, dando per buono il numero di nazioni (70) che secondo il presidente Usa sono pronte a capitolare di fronte alle tariffe doganali.
Durante la conferenza stampa del Liberation Day Donald Trump ha annunciato dazi del 27% contro l’India, visto che il Paese più popoloso del mondo «non riserva un trattamento equo» agli Stati Uniti, imponendo tariffe complessive «pari al 52%» sulle merci americane (calcolate con il fantasioso metodo di Donald Trump, s’intende).
Il giorno successivo Washington ha simbolicamente ridotto le tariffe verso Nuova Delhi al 26% (un punto percentuale in meno), una mossa simbolica che ha teso inaspettatamente la mano all’esecutivo del «grande amico» Narendra Modi.
Ora sembra che l’India e gli Stati Uniti stiano definendo un accordo commerciale bilaterale (già nell’aria dalla visita di Modi alla Casa Bianca di febbraio), con l’obiettivo di abbassare il deficit degli Usa nella bilancia commerciale con il gigante asiatico (il vero metro usato da Washington nell’applicazione dei tassi). Secondo il ministero dell’Economia di Nuova Delhi le due parti stanno «attivamente trattando» per chiudere la partita il più in fretta possibile.
L’altro protagonista di questa nuova geografia commerciale è il Vietnam. Inizialmente colpito duramente da una tariffa del 46% annunciata da Trump, il Paese ha rapidamente cambiato postura: in una lettera al presidente americano, il capo del Partito Comunista ha proposto l’azzeramento delle tariffe sulle importazioni statunitensi, con l’obiettivo di evitare ulteriori misure punitive e rinsaldare i rapporti economici con Washington.
Il Vietnam, che già da anni si è imposto come alternativa manifatturiera alla Cina, sembra disposto a cedere su vari fronti (compresi i dazi su riso e cereali Usa) per mantenere il proprio accesso al mercato americano, centrale per l’economia del Paese. La disponibilità di Hanoi ad allinearsi alle richieste di Washington segnerebbe peraltro una vittoria importante per Trump, visto che secondo vari analisti i dazi non sono altro che una misura per aumentare il potere negoziale degli Usa nei confronti delle altre nazioni. (riproduzione riservata)