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Perché i mercati possono ancora salire e la vera eredità di Warren Buffett: la visione di Paolo Basilico

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Dal rally dei titoli tecnologici a quello dell’oro, ecco cosa aspettarsi dall’autunno. Parla Paolo Basilico

06 settembre 2025, 08:00 Ultimo aggiornamento: 08:24

Settembre è spesso mese poco generoso per i risparmiatori, ma quest’anno potrebbe regalare soddisfazioni, dice Basilico (Samitha). Che riduce un po’ l’equity a favore dei bond aziendali e compra oro e Bitcoin   | VIDEO

«Trump vuole spingere l’economia Usa al limite e lo farà a qualunque costo. Per ora l’inflazione resta sotto controllo e i conti delle aziende sono buoni. Se il Big Beautiful Bill verrà accompagnato dal ribasso dei tassi, i mercati potranno ancora fare un rally impressionante. Compresi i titoli tecnologici».

Paolo Basilico, fondatore di Samitha Investment, è ottimista sui mercati, anche se non minimizza i pericoli. «Il sentiero è strettissimo, la crisi del dollaro è un segno di sfiducia nei conti pubblici americani e la discesa potrebbe continuare ancora».

Nell’intervista concessa a ClassCnbc ha raccontato le sue ultime scelte di portafoglio: un po’ meno azioni rispetto a inizio anno, più oro e bitcoin, più obbligazioni corporate e meno titoli di Stato.

Domanda. Basilico, partiamo da settembre, il mese meno amato dai mercati. La storia dice che il bilancio è quasi sempre negativo. Questa volta potrà soprendere?

Risposta. Direi proprio di sì. E c’è una ragione molto chiara. Con il Big Beautiful Build di Trump negli Stati Uniti si è affermata una politica fiscale di forte stimolo. L’allontanamento di Musk ha messo all’angolo ogni tentativo di imporre maggiore austerità. Lo scontro è sembrato caratteriale, ma erano in gioco due idee alternative tra loro. Trump ha imposto la sua. E il mercato lo ha capito.

D. Il mega stimolo fiscale, però, porterà più debito e deficit.

R. C’è sicuramente una parte degli Stati Uniti preoccupata dal deficit, dal debito e dalla sua sostenibilità. Ma i mercati guardano soprattutto al dollaro, che nei prossimi anni potrebbe non essere più forte come in passato.

D. La caduta è iniziata a gennaio. E ora?

R. Il dollaro scende perché le politiche di Trump sono tutte tese alla svalutazione. Quindi la debolezza della valuta americana continuerà, a meno che non ci sia un’inversione di tendenza sui tassi, a causa dell’inflazione. Proprio sui tassi Trump è passato dalle sfuriate contro Powell a un vero assalto alla Fed, con la battaglia per destituire Lisa Cook e prendere il controllo del board.

D. Neanche una banca centrale dipendente dalla politica, però, sembra spaventare i mercati.

R. Allargherei il discorso. Sono molte le politiche di Trump pericolose per il futuro. Ma se il mercato non si preoccupa di nulla è perché i dati economici, dall’inflazione agli utili, continuano a essere positivi. Ed è una sorpresa, in particolare il limitato impatto di dazi e tariffe sull’inflazione. Per il futuro ci sono moltissimi punti interrogativi, ma finché i dati restano benigni, gli algoritmi, che ormai dominano i mercati, continueranno il loro lavoro. Quando le valutazioni salgono sopra le medie storiche, come in questa fase, si trovano sempre buone ragioni per giustificarlo. Salvo poi riconoscere che pezzi di mercato erano in bolla.

È vero che i prezzi di oggi sono sicuramente molto cari. Ma se non guardiamo solo la fotografia statica e ci concentriamo invece sulla crescita degli utili, i prezzi sono più in linea con quanto abbiamo già visto in passato. Questo perché i famosi Mag Seven o Big Ten americani, pur avendo valutazioni molto elevate, continuano a mostrare crescite degli utili per azione molto importanti.

D. Quindi i grandi titoli dell’AI sono ancora un affare?

R. Il mercato ci sta dicendo di sì. Valutazioni alte presuppongono una crescita continua, ma il monopolio che molte di queste aziende hanno conquistato sarà molto difficile da intaccare. Tutto dipenderà da quanta liquidità il bocchettone del deficit Usa continuerà a portare sul mercato. La Germania oggi viaggia con un deficit del 2,8%, gli Stati Uniti del 7%. Se i tedeschi andassero al 7% di deficit, avremmo un boom nel mercato europeo.

D. Lei era entrato nel 2025 consigliando una esposizione alle azioni del 40%. Pensa sia ancora la percentuale giusta?

R. Si. La mia allocazione continua a essere in maggioranza in azioni, perché non mi aspetto un cambiamento di politiche fiscali da parte del governo americano. Chiaramente, più saliamo, più il livello di comfort di questa posizione diminuisce. Quindi, abbiamo ridotto marginalmente l’equity quotato per comprare un po’ di obbligazioni corporate, che rendono decentemente con un profilo di rischio molto più basso, abbiamo coperto il dollaro e incrementato oro e Bitcoin, che adesso sono intorno al 10%

D. L’oro è a nuovi record, il Bitcoin viaggia quasi in parallelo...

R. Quando il più grande Paese del mondo persegue una politica inflazionistica, ci si deve difendere comprando beni reali. Quindi l’oro, e, in qualche modo, l’oro digitale, il Bitcoin, devono avere spazio all’interno di un’asset allocation. Penso che aumenterò questa percentuale, perché credo che un’eccessiva finanziarizzazione del debito porterà a una perdita del potere d’acquisto. Ricordiamoci che c’è l’inflazione dei prezzi al consumo, che sembra moderata, e poi c’è l’asset inflation, e questa è totalmente fuori controllo.

D. In Europa cresce la tensione sul mercato obbligazionario. Pesa il caso francese, ma anche la debolezza del governo Uk. Preludio a una tempesta sui titoli di Stato?

R. Mi sembra un’ipotesi molto di coda, come diciamo in termini tecnici. Però, sicuramente, il comparto obbligazionario è il faro per capire come andranno gli investimenti, perché è di gran lunga il mercato più importante del mondo e perché i tassi saranno elemento dominante per la valutazione delle azioni. Quindi, attenzione.

D. Mercati privati, sia lato equity sia credito. Oggi per i risparmiatori vede più opportunità o rischi?

R. I private market restano un’alternativa molto interessante. Tuttavia, c’è stata una bolla di raccolta, che ha prodotto mancanza di disciplina su certi tipi di investimenti. Sia nella parte private equity che nella parte private debt sono stati fatti investimenti frettolosi per raccogliere sempre più soldi, per chiudere certi fondi e aprirne altri. La cosa che preoccupa maggiormente sono le valutazioni dei nav (net asset value) che alcune istituzioni indicano: sono spesso troppo ottimistiche rispetto alla situazione aziendale sottostante. Quindi secondo me, ci sono valori dei private equity e dei private debt lontani da quello che potrebbe essere un valore di realizzo oggi.

D. Sul mercato brillano i titoli di Stato italiani. E la borsa?

R. Piazza Affari ha sovraperformato soprattutto per le banche e per i due, tre settori che pesano di più sull’indice. Non credo che si possa dire che l’Italia sia diventata il Paese di Bengodi. Abbiamo sempre i nostri problemi: produttività e crescita in particolare. Però, certamente, il settore bancario ha fatto un po’ da leading indicator.

D. Sabato scorso, in copertina di Milano Finanza ci siamo chiesti se il rally delle banche sia arrivato o meno al capolinea.

R. A sostenere le banche, oltre ai fondamentali, c’è stato l’interesse speculativo. Credo che su entrambi i fronti siamo arrivati un po’ a fine corsa. (riproduzione riservata)



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