L’unico a poter prendere per il collo in questo momento il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, arriva dalla Capitale. Maurizio Talarico, patron della storica azienda sartoriale romana specializzata in cravatte, può, infatti, vantarsi in questo momento di legare il suo nome alla celebre cravatta rossa indossata, quasi come una divisa, dal tycoon. Ma non solo. Da George W. Bush a Barack Obama, passando per Pedro Sanchez e Shinzò Abe, fino ai nostri presidenti della Repubblica come Cossiga, Ciampi, Napolitano e Mattarella, l’eccellenza di Talarico ha conquistato da tempo i più alti vertici istituzionali. Tanto che spesso «le nostre cravatte e foulard sono stati scelti come omaggi ufficiali in occasione di vertici e incontri internazionali, come il G7 di Borgo Egnazia dove la presidente del consiglio Giorgia Meloni ci ha scelti per i doni ai capi di Stato. Oppure oggi all'Expo 2025 di Osaka, dove siamo il fornitore ufficiale dei cadeaux istituzionali del Padiglione Italia», spiega a MF-Milano Finanza Maurizio Talarico, che nel 1999 ha fondato la sua azienda che oggi fattura oltre 4 milioni di euro e si è ormai imposta come nome di eccellenza nel settore, ambasciatore del Made in Italy nel mondo.
«Siamo partiti 25 anni fa con la produzione di cravatte artigianali, che rimane il nostro core business, ma negli ultimi anni grazie all’e-commerce, che ha raggiunto la quota di oltre quattrocentomila euro annui, e all’inserimento di nuovi prodotti, il nostro fatturato è aumentato in maniera esponenziale chiudendo il 2024 in crescita del 25% a 4 milioni di euro. E per il nuovo anno il trend, già nella prima trimestrale, è sempre in crescita», assicura il founder sottolineando che il gruppo, che ha sede legale a Roma, è «composto da società anche estere, sparse tra Londra e Giappone, ma l’Italia resta il nostro mercato di punta. Solo qui abbiamo fatturato 2 milioni di euro».
Ora lo sguardo punta Oltreoceano, verso mercati emergenti come l’Argentina e gli Stati Uniti. «I dazi di Trump non ci fanno paura», assicura l’imprenditore. «Abbiamo clienti al dettaglio che continuano a comprare. Ad oggi c’è ancora troppa confusione sui dazi, non si può fare un’analisi seria. Quello che è certo è che colpiranno in maniera settoriale, ma c’è da considerare anche che i nostri prodotti di lusso fanno molto gola ai mercati americani. Insomma, il Made in Italy potrebbe fare da barriera ai dazi di Trump e i nostri risultati testimoniano la tendenza positiva del ritorno all’artigianato italiano nel panorama internazionale».
Un riconoscimento suggellato solo pochi giorni fa dal ministrero delle Imprese e del Made in Italy di Adolfo Urso che ha celebrato l’azienda come simbolo dell’eccellenza italiana con l’emissione di un francobollo ordinario. (riproduzione riservata)