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Da Mediobanca a Banco Bpm, da Illimity a Anima, ecco cosa fare con tutte le opa a sconto di Piazza Affari

31 gennaio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 23:56

L’offerta di acquisto di Mps su Mediobanca è la quarta in tre mesi che mette sul piatto un prezzo giudicato troppo basso dal mercato. Rispetto alle operazioni degli ultimi anni è un’inversione di tendenza che fa scommettere su ritocchi generosi  | Mps-Mediobanca-Generali, la manovra a tenaglia di Caltagirone per conquistare Generali

Quattro offerte pubbliche in tre mesi. Il mercato italiano non assisteva da decenni a un consolidamento così vivace, soprattutto in un settore come quello bancario definito proverbialmente una foresta pietrificata.

Le danze si sono aperte a novembre, prima con l’opa da 1,6 miliardi di Banco Bpm su Anima e poi con l’ops da 10,1 miliardi di Unicredit sullo stesso Banco. Il nuovo anno è stato inaugurato dal blitz di Banca Ifis che ha messo sul piatto un’offerta di scambio da quasi 300 milioni per Illimity, l’istituto digitale fondato da Corrado Passera. Ma il piatto forte è arrivato venerdì 24 gennaio con l’ops da 13,3 miliardi che il Montepaschi ha lanciato su Mediobanca.

Molti osservatori scommettono che altri player usciranno allo scoperto. Si specula ad esempio sull’intervento di un cavaliere bianco in soccorso di Piazzetta Cuccia, su una mossa a sorpresa del tandem Bper-Unipol (magari sulla Popolare di Sondrio, di cui Bologna controlla quasi il 20%) e su qualche incursione del Crédit Agricole, che ha già prenotato il 15% di Banco Bpm.

La prima novità: sono ostili

L’intensa attività sul fronte m&a e l’alta concentrazione di deal non sono le uniche novità in questa fase. Le offerte degli ultimi mesi presentano almeno altri due elementi di discontinuità. In primo luogo si tratta di operazioni non concordate o unsolicited. Questo genere di approccio è già stato sdoganato nel 2020 con l’opas di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca e poi con il blitz dell’Agricole sul Credito Valtellinese. Anche all’estero questo modus operandi si è imposto, come dimostra l’assalto del Bbva sull’istituto catalano Sabadell.

E il premio è basso

C’è poi un ulteriore elemento di novità: tutte le offerte pubbliche lanciate sinora hanno un premio inferiore al 10% e in alcuni casi quasi inesistente. Un deciso cambio di passo rispetto al passato che ha spinto al rialzo i titoli con la scommessa su rilanci generosi. Oggi le quattro prede quotano a valori superiori ai prezzi offerti, facendo emergere sconti impliciti fino al 10%.Il mercato confronta questi deal con le operazioni degli ultimi cinque anni. Nel 2020 Intesa Sanpaolo ha offerto il 27,6% per Ubi Banca, percentuale poi salita al 44,7% con un rilancio in azioni e in contanti.

Tutti i precedenti

Sulla stessa lunghezza d’onda si è mosso il Crédit Agricole che per aggiudicarsi il Creval ha pagato un premio del 21,4%, poi balzato al 45,2% nella fase finale dell’offerta pubblica. Meno generosa è stata la spagnola Caixabank nell’ambito della fusione con Bankia visto che in quel caso la percentuale si è attestata al 20%. Sempre in Spagna l’asticella è stata alzata quest’anno al 30% dal Bbva che ha riaperto il risiko bancario iberico con un’ops sul catalano Sabadell. Anche negli altri ambiti dei servizi finanziari si registrano premi elevati, come dimostra il caso della Ion di Andrea Pignataro che nel 2021 ha portato al 34,9% la percentuale per prendersi il servicer di crediti deteriorati Cerved.

L’inversione di tendenza è arrivata con l’offerta di Banco Bpm su Anima e, soprattutto, con quella di Unicredit su Piazza Meda. La giustificazione che i banker danno di queste scelte è duplice. Da un lato i premi bassi tengono conto dei rally registrati dai titoli delle target nei mesi precedenti.

Perché prezzi così bassi

Se prima le azioni bancarie erano zavorrate da una debole redditività e da una qualità dell’attivo problematica, tra il 2023 e il 2024 il settore è cresciuto molto. In aggiunta le speculazioni di Piazza Affari su possibili operazioni straordinarie hanno «disturbato» i corsi azionari, allontanandoli dai valori intrinseci basati sui parametri economici e finanziari. Non solo. A favore di premi bassi ha giocato anche la forte volatilità che ormai sempre di più caratterizza i mercati finanziari. Un prezzo iniziale contenuto insomma mette l’offerente al sicuro da bruschi movimenti dei titoli e gli consente di tenersi le mani libere per eventuali ritocchi a ridosso della chiusura dell’offerta.

Il mercato scommette sul rilancio

Il risultato di queste scelte è che il mercato ha subito iniziato a scommettere su una serie di rilanci. Lo dimostra l’andamento dei titoli coinvolti che hanno messo il turbo dopo il lancio delle offerte: Anima ha guadagnato il 14,4%, Banco Bpm il 22%, Illimity il 7,4% e Mediobanca il 4,3%. La conseguenza è che i prezzi messi sul tavolo dagli offerenti sono tutti a sconto rispetto ai valori di borsa: -5,7% per Anima, -8% per il Banco, -3,6% per Illimity e -10,4% per Mediobanca. Se insomma i rilanci vengono ritenuti molto probabili, a fare davvero la differenza sarà la loro consistenza.

Rialzi generosi avrebbero per esempio effetti controversi: da un lato potrebbero alzare l’asticella delle adesioni all’offerta ma, dall’altro lato, metterebbero sotto pressione il capitale, le politiche di remunerazione e quindi i corsi azionari dei predatori. Una dinamica che, se accentuata da un’accelerazione delle politiche monetarie espansive, potrebbe definitivamente fermare la corsa della banche in borsa. (riproduzione riservata)



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