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Da Goldman Sachs a Jp Morgan: in cinque anni oltre 150 banker sono arrivati a Milano 
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Da Goldman Sachs a Jp Morgan: in cinque anni oltre 150 banker sono arrivati a Milano 

02 dicembre 2022, 22:00 Ultimo aggiornamento: 03 dicembre 2022, 09:46

Le grandi banche americane rafforzato la presenza in Italia con trasferimenti e assunzioni. Merito anche degli incentivi fiscali. Nel mirino ci sono i grandi deal, ma anche le medie imprese e i patrimoni | Goldman Sachs dal 2023 sposterà i suoi trader da Londra a Milano. Ecco le altre banche Usa che hanno scelto l’Italia

Le ultime indiscrezioni riguardano Goldman Sachs. Il colosso finanziario americano starebbe valutando un rafforzamento delle proprie attività in Italia. In particolare nei primi mesi del prossimo anno una parte del desk londinese di trading potrebbe essere trasferito a Milano. In tutto una decina di professionisti in swap in euro a cui potrebbe aggiungersi qualche nuova assunzione. Quella di Goldman non è una mossa isolata. Al contrario negli ultimi anni quasi tutti i big di Wall Street hanno rafforzato la propria presenza in Italia, aumentando gli organici e in alcuni casi allargando i quartier generali.

Le mosse di Goldman Sachs

La stessa Goldman Sachs si è già allargata sulla piazza milanese. Negli ultimi anni l’organico è salito di 60 unità, al punto che l’istituto ha scelto di trasferire i propri banker dagli uffici ormai stretti di piazzetta Bossi al nuovo immobile di via Santa Margherita. Oggi in Italia il gruppo guidato dal ceo David Solomon conta un’ottantina di professionisti, un numero destinato a crescere nonostante il rallentamento del ciclo economico.

Gli altri spostamenti

A seguito della Brexit Jp Morgan ha trasferito a Milano una ventina di banker, portando l’organico in Italia a circa 200 persone. Anche il gruppo guidato da Jamie Dimon ha cambiato quartier generale, spostando i propri uffici da via Catena a piazza Cordusio dove oggi la banca occupa una parte dell’ex palazzo delle Poste. Citi invece è cresciuta di 40 unità dal 2018 a oggi, toccando i 230 dipendenti. Anche l’istituto guidato da Jane Fraser ha recentemente traslocato in piazzetta Bossi dove ha accentrato le diverse attività milanesi. Quanto a Morgan Stanley, dal 2018 tra trasferimenti e nuove assunzioni la banca ha aumentato le proprie risorse all’ombra della Madonnina di oltre una trentina di professionisti. Oggi l’organico totale è infatti di oltre cento dipendenti.

Le cause della migrazione

Le ragioni di questa tendenza sono molteplici. La principale è senza dubbio la Brexit: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea ha fatto perdere centralità alla piazza finanziaria di Londra a favore delle capitali del centro e del sud Europa. Anche a causa della pandemia il fenomeno è avvenuto in scala più ridotta rispetto alle attese e per osservarne gli effetti si è dovuto attendere qualche anno. Gli incentivi fiscali per favorire il rientro dei cervelli hanno però accelerato il processo: l’Italia consente infatti ai nuovi residenti di pagare un’aliquota forfettaria di 100 mila euro sui profitti realizzati all’estero o di non pagare tasse fino al 70% del reddito.

I nuovi mestieri

Un’altra ragione del rafforzamento della piazza milanese va ricercata nel cambio del modello organizzativo attuato da molte banche americane. In passato la presenza internazionale di questi istituti orbitava intorno ad hub continentali in cui era concentrata gran parte delle attività e degli organici. Le tecnologie digitali, la progressiva smaterializzazione della finanza e la disponibilità di nuovi canali di comunicazione hanno però facilitato un ripensamento del modello di business. Oggi i gruppi preferiscono presidiare direttamente i singoli paesi con desk dedicati per intercettare meglio le esigenze delle differenti clientele.

Non è un caso che l’attività sul mercato italiano si stia allargando a nuovi settori. Pur continuando a presidiare aree più tradizionali come il corporate & investment banking, nel mirino ci sono il risparmio di alta gamma e il commercial banking, con un focus particolare sulle medie imprese. In questa direzione si sta muovendo per esempio Citi: «Abbiamo una banca private operativa dal 2019 e una commercial bank che è essenzialmente una corporate bank rivolta alle mid cap», spiega a MF-Milano Finanza Leopoldo Attolico, country manager per l’Italia di Citi. «Per quanto riguarda la creazione di una banca private, l’iniziativa deriva dalla volontà di intercettare la grande mole di risparmio
privato presente nel paese. In questo ambito però la complicazione per le banche internazionali deriva dalla difficoltà di stabilire un contatto con la clientela. Per questo serve una presenza diretta sul territorio». E il segmento mid corporate? «In questo ambito la considerazione è stata duplice. Da un lato c’è stata un’analisi della struttura economica e industriale italiana dove le medie imprese giocano un ruolo importante. Dall’altro lato ci siamo resi conto che, avviato il processo di internazionalizzazione, spesso questa tipologia di aziende non possono essere seguite dalle proprie banche di riferimento tradizionali», conclude Attolico.

Anche Jp Morgan del resto negli anni scorsi ha creato ex novo in Italia un team di commercial banking creato per servire le medie imprese italiane. Ora il team conta una dozzina di persone e si affianca alle altre attività della banca, dalla piattaforma completa dell’investment bank (m&a, debt capital markets e equity capital markets, corporate banking, payments e finanza strutturata) all’asset & wealth management. (riproduzione riservata)



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