«Le crociere non sono un servizio essenziale, ma un'attrazione turistica. Se non saremo in grado di eliminare le emissioni, le navi da crociera in futuro non saranno più benvenute nei porti e nelle destinazioni turistiche». A lanciare l'allarme è Marie Caroline Laurent, direttore generale per l'Europa dell'associazione mondiale delle compagnie crocieristiche in occasione del primo Clia European Summit. Qualcosa però si sta già facendo. Le compagnie di crociera hanno iniziato a investire in tecnologia ambientale: «nei prossimi sei anni saranno ad esempio varate 24 navi da crociera alimentate a Gnl e gli armatori stanno «investendo in maniera massiccia in sviluppo di sistemi di propulsione sostenibili, maggiore efficienza energetica e carburanti alternativi», ha ricordato Pierfrancesco Vago, presidente di Cruise Lines International Association (e di Msc Crociere). «Tra il 2022 e il 2027 si attende la consegna di 78 navi, di cui il 93% costruito in Europa grazie a un investimento di 47 miliardi di euro da parte delle compagnie». Ma Vago ha anche sottolineato i compiti che spettano ai decisori politici e fatto tre esempi concreti. Il primo in tema di ricerca e accesso ai finanziamenti: «Le compagnie stanno sviluppando numerosi progetti per individuare nuovi carburanti come metanolo, biofuel, idrogeno e fuel sintetici, ma per portarli su larga scala occorrono finanziamenti pubblici. Per questo chiediamo di investire in progetti per il nostro settore le risorse raccolte, a partire dal 2023, grazie agliEts- Emissions Trading System europei». Il secondo esempio riguarda l'elettrificazione delle banchine a cui le navi dovrebbero allacciarsi per spegnere i fumaioli in porto. Molte navi sono già predisposte per farlo, e il 93% di quelle in costruzione prevede questa tecnologia. «Ma oggi», ha sottolineato Vago, «appena lo 0,6% delle banchine in Europa è attrezzato per offrire il servizio nonostante l'obiettivo europeo di garantire l'elettricità in banchina a tutti i porti Ten-T entro il 2030, obiettivo che richiede grandi investimenti, 5 miliardi di euro solo per elettrificare un terzo degli scali europei. Ma la direzione della regolamentazione Ue è chiara e potrebbe costringere le compagnie a saltare gli approdi con banchine non attrezzate». Il terzo esempio riguarda il supporto alla produzione di carburanti sostenibili: «Occorre che i governi implementino un quadro regolamentare e policy che assicurino che gli investimenti siano effettivamente finalizzati alla decarbonizzazione del settore marittimo. Per conseguire gli obiettivi previsti solo in Europa, il mondo dello shipping avrà infatti bisogno, secondo la Commissione Ue, di 43 mega tonnellate di carburante green entro il 2050. Ma oggi la capacità di produzione è molto limitata». A livello europeo Clia chiede «un quadro regolamentare che assicuri gli stessi vantaggi agli Ets e alla direttiva sull'Energia rinnovabile. Il quadro regolamentare deve incentivare lo sviluppo di carburanti alternativi per il settore, altrimenti non saremo in grado di raggiungere gli obiettivi ambientali fissati» sottolinea l'associazione. Vago qualche critica l'ha rivolta anche all'Italia: «Serve un interlocutore politico unico, che segua tutte le politiche del mare. In Italia si continua a sottovalutare la blue economy, nonostante il suo impatto sul turismo e sull'economia in generale». Significativo il caso dell'elettrificazione delle banchine: «I progetti vanno a rilento, la fornitura di energia è insufficiente e non si prevedono infrastrutture adeguate prima del 2030. Quindi i tempi previsti dal Pnrr non verranno rispettati senza un deciso cambio di passo». (riproduzione riservata)