La Commissione Europea lancia una consultazione sul Regolamento sui Mercati delle Criptovalute (MiCA). L’obiettivo è capire se le sue norme siano ancora «adatte allo scopo» in un contesto di mercato in continua evoluzione e in un momento in cui gli asset digitali sono sempre più diffusi. In caso contrario l’Ue potrebbe presentare una nuova proposta legislativa per modificare o integrare il regolamento.
Per decidere come procedere Bruxelles ha coinvolto i principali player del settore - fornitori di servizi ed emittenti di criptovalute - insieme a istituzioni pubbliche come le autorità di vigilanza nazionali ed europee, le banche centrali e i ministeri delle Finanze. La consultazione sarà aperta fino al 31 agosto e le risposte saranno usate dalla Commissione per definire le future politiche sugli asset digitali.
MiCa ha creato il primo quadro normativo armonizzato al mondo per le criptovalute e i servizi correlati. «Un traguardo importante», spiega la commissaria per i Servizi Finanziari Maria Luís Albuquerque, perché «ha contribuito a posizionare l’Unione Europea come punto di riferimento globale nel settore».
Eppure il mercato degli asset digitali e il panorama normativo internazionale continuano a evolvere rapidamente. «Quindi è importante valutare se il quadro regolamentare rimane adeguato allo scopo», chiarisce l’ex ministra delle Finanze portoghese, «e continua a sostenere l’innovazione, l’integrità del mercato e la stabilità finanziaria in tutta l’Unione».
L’iniziativa della Commissione fa felici i professionisti del settore. «Per chi opera nello spazio crypto-asset la consultazione non è un adempimento burocratico da ignorare. È un’opportunità concreta di incidere sul testo normativo che regolerà questo comparto per anni», commenta Marco Tullio Giordano, partner di 42 Law Firm.
Per l’avvocato ci sono diversi nodi da sciogliere: «Una revisione in senso espansivo del perimetro MiCa avrebbe effetti dirompenti sull’architettura dei servizi attuali. Il regime degli Art, se alleggerito, potrebbe sbloccare un mercato che al momento non esiste in Europa. Mentre la regolazione della DeFi, se impostata con un approccio basato sull’attività piuttosto che sull’entità, cambierebbe radicalmente il profilo di rischio dei protocolli che operano o servono utenti europei».
C'è poi la questione della semplificazione amministrativa. «La Commissione la pone esplicitamente in ottica di competitività: MiCa ha generato oneri significativi nelle fasi di white paper e notifica alle autorità nazionali», spiega Giordano. «Una revisione in chiave di proporzionalità - differenziando i requisiti per dimensione, tipologia di asset e profilo di rischio dell'offerta - sarebbe coerente con l’agenda di Bruxelles e attesa dal mercato». (riproduzione riservata)