JPMorgan Chase ha chiuso i conti bancari di Jack Mallers, ceo di Strike e di 21 Capital, due società attive nel settore delle criptovalute (la seconda vede come azionista di maggioranza Tether, che emette Usdt, la stablecoin più diffusa al mondo). È stato lo stesso Mallers a dare la notizia domenica 23, postando su X la mail inviatagli dalla banca guidata da Jamie Dimon: «Davvero bizzarro. Mio padre è un cliente privato della banca da oltre 30 anni».
Il padre di Mallers, William, ha co-fondato la società di intermediazione mobiliare First American Discount Corporation, una delle più grandi società di brokeraggio di futures a Chicago, e in passato è stato presidente del Chicago Board of Trade (Cbot), proprio come suo padre, William J. Mallers Sr., il nonno di Jack. È stato proprio William Mallers Jr. a introdurre Jack al Bitcoin nel 2013, quando il prezzo era inferiore a 100 dollari, influenzando in modo decisivo la carriera futura di suo figlio. Insomma, Jack Mallers viene da una famiglia che fa parte dell’aristocrazia della finanza americana.
Jack ha scritto di avere chiesto ripetutamente alla banca perché gli hanno chiuso il conto e la risposta è sempre stata la stessa: «Non possiamo dirglielo». Mallers ha quindi ripostato su X un’intervista dell’anno scorso in cui, alla domanda se fosse preoccupato per gli attacchi di Dimon al Bitcoin aveva risposto: «Non mi preccupo di quello che dice sul Bitcoin il banchiere di Jeffrey Epstein», il finanziere morto suicida in carcere nel 2019 dopo essere stato condannato per aver gestito una rete di traffici sessuali che coinvolgevano minorenni.
Intanto cominciano a girare accuse di complotto di JP Morgan contro Strategy di Michael Saylor, che detiene ben 649.870 Bitcoin, cosa che la rende la società quotata che ne possiede di più al mondo. Venerdì 21 c’è stato un crollo del mercato delle criptovalute, che ha fatto seguito a quello dello scorso 10 ottobre.
Secondo alcuni bitcoiner a innescare il crollo sarebbe stata una nota di JP Morgan, uscita lo scorso 10 ottobre, giorno del primo crollo del mercato cripto, ma allora passata sotto silenzio e poi riportata alla ribalta dalla stessa banca proprio venerdì 21, come per dare il colpo di grazia a un mercato partito quel giorno molto debole. La nota sottolineava che Strategy rischia di essere esclusa dall’indice Msci. Il prossimo 15 gennaio, infatti, la stessa Msci dovrà stabilire se le aziende che hanno come core business gli asset cripto devono essere classificate come «società» o «fondi».
Se Strategy venisse designata come «fondo» sarebbe esclusa dall’indice Msci e quindi i fondi pensione con portafogli a gestione passiva, ovvero che replicano automaticamente gli indici come quelli di Msci, sarebbero costretti a vendere tutte le loro partecipazioni in Strategy. Se così fosse, secondo JPMorgan, i deflussi da Strategy potrebbero ammontare a 2,8 miliardi di dollari e raggiungere gli 11,6 miliardi di dollari se altri indici azionari, come il Nasdaq 100, seguissero l'esempio di Msci. Il sospetto è che aver riesumato la nota proprio venerdì 21 abbia dato una mano a rendere ancora più massicce le vendite sul mercato cripto.
Saylor ha intanto risposto alle obiezioni di Msci, sottolineando che Strategy non è un fondo, non è un trust e non è una holding. «Siamo un'azienda operativa quotata in borsa», ha scritto su X, «con un business software da 500 milioni di dollari e una strategia unica di tesoreria che utilizza Bitcoin come capitale produttivo». «Le holding si limitano a detenere investimenti. Noi creiamo, strutturiamo, emettiamo e operiamo», ha aggiunto Saylor.
E ora molti bitcoiner chiedono su X di boicottare JP Morgan. Tra loro, Grant Cardone ha già chiuso il suo conto in JPMorgan per aprirne uno nuovo da Wells Fargo. Cardone gestisce fondi per oltre 5 miliardi di dollari tramite la sua società Cardone Capital ed è diventato ricco come immobiliarista. Ma da qualche tempo utilizza il cash flow generato dagli immobili per comprare Bitcoin. Venerdì 21 ha approfittato del crollo delle quotazioni per comprare 185 bitcoin al prezzo di 82.500 dollari. (riproduzione riservata)