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Paolo Ardoino, ceo di Tether
Paolo Ardoino, ceo di Tether
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«In Bolivia i prezzi sono ormai espressi in Tether, e funziona»: il ceo Paolo Ardoino infiamma la conferenza dei bitcoin a Lugano

24 ottobre 2025, 11:37 Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2025, 14:02

Il numero uno della stablecoin protagonista a Plan B, il summit mondiale delle criptovalute di Lugano, venerdì 24. Pochi giorni fa Tether ha tagliato il traguardo dei 500 milioni di utenti. Il ceo spiega che la stablecoin risponde alle esigenze di tutti coloro che sono esclusi dal sistema bancario tradizionale

Pochi giorni fa ha festeggiato i suoi primi 41 anni tagliando il traguardo (provvisorio) dei 500 milioni di utenti di Usdt, la stablecoin più diffusa al mondo ancorata al dollaro in un rapporto di parità. Paolo Ardoino, ceo di Tether, la società con sede in El Salvador che emette Usdt, è a Lugano per Plan B, la conferenza mondiale sul bitcoin che vede la partecipazione dei più importanti esponenti mondiali del settore, da Adam Back (Satoshi Nakamoto deve molto alle sue scoperte, fondamentali per la creazione di Bitcoin) a Bo Hines, giovane esponente dell’amministrazione Trump ora diventato strategic advisor di Tether.

Il successo di Usdt nei Paesi in via di sviluppo

Il giorno precedente, giovedì 23, Ardoino si è concesso una breve apparizione tra amici, i soci di Terrabitcoin, un club fondato da Paolo Barrai, pioniere di bitcoin in Italia. Ardoino descrive la nascita di Tether nel 2014 come un'idea semplice ma rivoluzionaria: creare un dollaro digitale stabile che oggi «sta cambiando il modo in cui le persone accedono al denaro, effettuano transazioni e risparmiano in tutti i Paesi in via di sviluppo».

Invece di puntare sui mercati ricchi come Wall Street, Tether si è concentrata infatti su quei Paesi dove miliardi di persone sono escluse dal sistema finanziario tradizionale perché non hanno abbastanza soldi in tasca. Secondo Ardoino i media, con cui non ha un buon rapporto e non fa niente per nasconderlo, attaccano Tether proprio perché non si rivolge ai «ricchi», ma a un «nicchia» di 3 miliardi di individui che ogni giorno devono cercare di sopravvivere in ambienti caratterizzati da alta inflazione e instabilità valutaria.

La crescita organica di Tether e l'impatto reale

Tether ha risolto problemi reali, come l'accesso al dollaro durante la pandemia Covid-19, quando le persone non potevano più comprare banconote in contanti al mercato nero. «La cosa divertente», osserva Ardoino, «è che apprendiamo molte delle cose che accadono a Tether solo a posteriori». È il caso della Bolivia, dove ormai nella maggior parte dei grandi magazzini i prezzi sono espressi in Tether, il tutto senza fare campagne di marketing.

«Perché quando si crea un prodotto semplice, di cui tutti hanno bisogno e che tutti vogliono usare per risolvere un problema del mondo reale, allora si diffonderà da solo». Ardoino sottolinea che nell’ultimo anno e mezzo la crescita è stata organica, con 30 milioni di nuovi utenti al trimestre e un budget per il marketing inferiore a 10 milioni di dollari nel 2024.

Critiche ai Cbdc e la visione decentralizzata

Ardoino auspica una società stabile attraverso tecnologie decentralizzate. Ed è qui che scatta l’allarme delle istituzioni tradizionali. Il ceo di Tether critica infatti i Cbdc (le valute digitali delle banche centrali), come il futuro euro digitale, per i rischi di centralizzazione, perdita di privacy e controllo governativo e propone invece piattaforme di comunicazione decentralizzate per evitare outage come quelli di WhatsApp e dipendenza da giganti come AWS o Google.

Guardando al futuro, con miliardi di robot e trilioni di agenti AI, solo sistemi distribuiti e peer-to-peer possono scalare, rispettando le leggi della fisica ed evitando fallimenti centralizzati in caso di guerre, catastrofi o blackout. L'umanità, sostiene Ardoino, ha sempre funzionato su reti di fiducia peer-to-peer da 6.000 anni; la centralizzazione degli ultimi 20 anni, con intermediari che censurano contenuti, è un errore da correggere.

La missione di Tether

Se non si punta sulla decentralizzazione, sostiene Ardoino, «gli intermediari continueranno a decidere se quello che dico è corretto, se va detto o no. E ancora di più succederà in futuro. Se agli intermediari non piace quello che dico, lo segnaleranno a un'autorità, non perché sia una cosa negativa, ma semplicemente perché non è in linea con una nuova tendenza in politica, come potrebbe essere la cultura woke».

La missione di Tether contro la centralizzazione è ambiziosa, ammette Ardoino: per realizzarla ci vogliono una filosofia, innovazione e capitali per costruire un futuro sovrano e resiliente. Ma bisogna farlo, anche a costo di fallire nel tentativo. (riproduzione riservata)



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