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Cripto, così l’Italia resterà ai margini
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Cripto, così l’Italia resterà ai margini

di Giovanni Iaselli e Andrea Pantaleo
26 novembre 2024, 19:40 Ultimo aggiornamento: 27 novembre 2024, 10:41

Il 2024 è stato un anno cruciale per le criptovalute, con il bitcoin che ha sfiorato il valore di 100.000 dollari. L’elezione di Trump è stata favorevole al settore

Il 2024 verrà forse ricordato come un anno che ha profondamente segnato l'industria delle criptovalute a livello globale, non solo sotto il profilo puramente finanziario ma anche di politica economica a livello globale che ha fortemente influenzato le dinamiche di mercato. Sotto il profilo finanziario, si ricorderà certamente che bitcoin ha raggiunto nel 2024 il record di tutti i tempi arrivando a sfiorare il valore di 100.000 dollari, trascinando con sé un generale incremento di valore di tutto il comparto cripto. Tale movimento di mercato è chiaramente la conseguenza di recenti e importanti sviluppi negli Stati Uniti. Dapprima, a inizio anno, con la formale approvazione degli Etf su bitcoin ed ether (tra cui quelli emessi dal colosso Blackrock) che hanno in pochissimo tempo stracciato tutti i record di raccolta mai registrati nel mondo fondi, arrivando a toccare oltre 30 miliardi di dollari di inflows.

Il fattore Trump

Da ultimo, l'elezione a nuovo presidente di Donald Trump, che ha per buona parte fondato la propria campagna elettorale su promesse politiche pro-cripto e che hanno portato, quale immediata conseguenza, alle dimissioni di Gary Gensler, presidente della Sec di espressione della presidenza Biden, che negli ultimi anni ha avviato decine di azioni contro l'industria cripto per presunte violazioni della normativa sulle securities in assenza di un quadro normativo chiaro. Proprio i cambi di presidenza devono aver convinto il mercato circa il fatto che, contrariamente a quanto si è pensato negli ultimi anni, gli Stati Uniti diventeranno una sorta di safe harbour per lo sviluppo dell'economia cripto e un mercato che, come dimostrato dalle masse investite negli Etf, nutre un fortissimo interesse verso questa tipologia di asset, a partire dallo stesso futuro governo americano che parrebbe interessato a costituire una sorta di riserva aurea di bitcoin nel prossimo futuro.

La situazione in Europa

L'Europa invece, che sembrava in un primo momento avvantaggiata grazie all'introduzione di un framework normativo uniforme (il regolamento Mica) che avrebbe dovuto favorire lo sviluppo dell'industria, sta mostrando qualche segno di ripensamento di troppo. È il caso, per esempio, dell'Italia (ma anche della Danimarca), che in sede di presentazione della manovra di bilancio per l'anno 2024 ha proposto, a sorpresa, l'incremento della tassazione sulle plusvalenze da crptovalute sino al 42%, una misura presumibilmente volta a fare cassa ma che avrà l'effetto di scoraggiare tale tipologia di investimento.

Ove venisse effettivamente applicata, tale misura costituirebbe una netta inversione di tendenza da parte dello stesso legislatore che con la Legge di Stabilità 2023 aveva introdotto una disciplina dedicata per le cripto-attività ai fini delle imposte dirette e non solo. Riforma questa che avrebbe dovuto, non senza critiche, garantire certezza tributaria agli operatori e utenti del settore avviando un fermento che avrebbe portato sicuramente a puntellare nel tempo il framework normativo attraverso tavoli tecnici tra amministrazione finanziaria e player del mercato. Per quanto la nuova misura sia stata largamente osteggiata anche da parti della maggioranza di governo che hanno presentato numerosi emendamenti, il messaggio che la proposta ha inviato al mercato ha comunque lasciato il segno, e ciò è tanto vero che alcuni potenziali operatori di mercato che avevano individuato l'Italia come hub europeo per la propria attività si stanno oggi orientando verso altre giurisdizioni dove veicoleranno capitali e risorse.

Italia in secondo piano

È certamente presto per dire se l'Europa assumerà un ruolo di leadership nel mercato cripto a vantaggio degli Stati Uniti e dell'Asia (dove però la regolamentazione è estremamente frammentata), ma se ciò dovesse accadere l'Italia manterrà probabilmente un ruolo di secondo piano, laddove invece Stati come la Francia, pur con un approccio equilibrato, si stanno dimostrando interessati a favorire lo sviluppo di questa nuova economia. In uno scenario simile, l'Italia verrebbe relegata ai margini del settore. (riproduzione riservata)



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