Martedì 4 aprile Credit Suisse affronta la rabbia degli azionisti nella sua ultima assemblea generale prima della fusione con Ubs orchestrata dal governo svizzero. L'assise è chiamata a votare sul bilancio della banca, ma non sul salvataggio che, per la legislazione di emergenza disposta dall'esecutivo, ha aggirato il giudizio degli azionisti.
L'assemblea è in corso nel palazzetto delll'Hallenstadion di Zurigo, all'esterno del quale si è radunata una folla di manifestanti per protestare contro il crollo della banca. Il top management è finito nel mirino anche di alcuni grandi investitori.
Norges Bank, il fondo sovrano norvegese, ha dichiarato che voterà contro la rielezione del presidente Axel Lehmann e di altri sei amministratori, in una pubblica manifestazione di protesta. Il proxy advisor americano ISS aveva già precedentemente attaccato il vertice di Credit Suisse per «mancanza di supervisione e scarsa capacità di amministrazione». I piccoli azionisti sono rappresentati da alcuni società di consulenza come Ethos, che ha denunciato «l'avidità e l'incompetenza dei manager» della banca.
Nel frattempo sugli organi di informazione nazionale le authority svizzere continuano a difendere il proprio operato e le modalità del salvataggio. Senza l'acquisizione mediata dal governo, è «molto, molto probabile che si sarebbe verificata una crisi finanziaria in Svizzera e nel mondo», ha dichiarato il vicepresidente della Banca nazionale svizzera Martin Schlegel all'emittente SRF, in un'intervista trasmessa lunedì 3. Il Credit Suisse «sarebbe quindi fallito».
Le risposte date dai policy maker non soddisfano gli stakeholder della banca, a partire dai detentori dei 16 miliardi di titoli subordinati AT1 azzerati per scelta del governo e della Finma. Come riportato ieri da MF-Milano Finanza, a muoversi per conto degli investitori (in gran parte asset manager ed hedge fund) sarà lo studio legale californiano Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan. I promotori dell’azione legale detengono una «percentuale significativa del valore nozionale totale degli AT1», ha spiegato ieri lo studio in una nota, e in molti casi «hanno investito nelle obbligazioni molto prima della fusione tra Credit Suisse e Ubs». C'è ancora la possibilità «che i vari attori riconoscano e correggano gli errori commessi nell'orchestrare frettolosamente questa integrazione», ha commentato a Reuters Thomas Werlen, managing partner dell'ufficio di Zurigo dello studio Quinn Emanuel.
Un altro fronte è stato aperto dall’ufficio del procuratore generale svizzero, che ha avviato un’indagine sul salvataggio. «Vista la rilevanza degli eventi», il procuratore federale «intende adempiere in modo proattivo al suo mandato e alla sua responsabilità di contribuire a una piazza finanziaria svizzera pulita e ha istituito un sistema di monitoraggio al fine di adottare misure immediate in caso di qualsiasi circostanze che rientrino nella sua giurisdizione», ha affermato l’ufficio in una dichiarazione inviata a Bloomberg. Il procuratore generale ha peraltro ordinato alle autorità svizzere nazionali e regionali di «indagare e raccogliere informazioni» al fine di «analizzare e identificare possibili reati», secondo la dichiarazione. Il procuratore non ha specificato se sta cercando violazioni della legge da parte di funzionari governativi, dirigenti di banca o giornalisti che hanno riferito delle trattative a porte chiuse. (riproduzione riservata)