Profitti in crescita e margine d’intermediazione in discesa per Credem, ma in entrambi i casi sopra le attese di Banca Akros. La banca controllata dalla famiglia Maramotti (attraverso Credito Emiliano Holding, primo socio con il 79,8%) ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con 1,4 miliardi di ricavi totali (-7,1%), un calo in gran parte dovuto alla riduzione del margine finanziario a 723,6 milioni (-14,6%) dopo il taglio dei tassi della Bce.
Anche le commissioni da servizi bancari sono scese a 153 milioni (-3,1%), ma questo non ha impedito al margine da servizi di salire a 678,9 milioni (+2,5%). Credem è riuscito comunque ad archiviare i primi nove mesi dell’anno con un utile netto consolidato in crescita a 506,4 milioni (+4,2%), ma il dato conteggia 98,6 milioni derivanti dal trasferimento delle attività di merchant acquiring. Altrimenti i profitti sarebbero scesi a 407,7 milioni.
«Questi risultati sono la chiara dimostrazione della validità del nostro modello di business», afferma il dg Stefano Morellini. «Manteniamo un’elevata diversificazione delle fonti di ricavo che rappresenta, anche in ottica futura, un’importante chiave di resilienza».
La banca emiliana ha poi confermato la sua storica solidità patrimoniale, con un cet 1 al 17,45%, sempre sopra le attese, mentre l’npl ratio si è ridotto all’1,67% dall’1,91% di settembre 2024.
Bene anche l’andamento in borsa, dove il titolo ha guadagnato il 36,7% nell’ultimo anno (il 6 novembre le azioni hanno chiuso la seduta a 13,64 euro, in calo dello 0,44%), portando la capitalizzazione a 4,6 miliardi. In futuro il prezzo delle azioni potrebbe essere influenzato dal risiko perché Credem ha lanciato la sfida a Banco Bpm per acquisire Cr Asti. (riproduzione riservata)