Il presidente di Covip Mario Pepe non nasconde la soddisfazione per il fatto che la sua proposta di lanciare un fondo previdenziale per i nuovi nati, con un sostegno economico pubblico, è divenuta oggetto di dibattito in questi giorni agostani. «Certo, in ferie ho avuto il telefono che squillava continuamente», scherza, ma le dichiarazioni della ministra del Lavoro Marina Calderone, secondo cui governo che sarebbe pronto a introdurre il provvedimento nella prossima manovra, «sono finalmente la dimostrazione che nel Paese si è presa coscienza di un’emergenza previdenziale per i giovani», aggiunge. E subito rilancia sulla necessità di affrontare al più presto quella che definisce un’altra emergenza per l’Italia: «Rafforzare la trasparenza e la vigilanza economico-finanziaria sui fondi e sulle casse sanitarie».
Domanda. Presidente, in Italia appena si è iniziato a discutere di replicare quanto fatto da altri Paesi europei che hanno avviato, come la Germania, piani previdenziali per i più giovani con un sostegno pubblico è iniziato lo scontro su chi li debba gestire: l’Inps o i privati come fondi, banche e assicurazioni? Lei come la vede?
Risposta. Credo che l’Inps possa avere un ruolo importante nella fase di avvio di questo nuovo strumento, anche per consentirne una diffusione ampia e per calibrare il sostegno pubblico in funzione del reddito delle famiglie. L’obiettivo però deve essere accompagnare progressivamente queste risorse verso il sistema della previdenza complementare, soprattutto a sostegno dell’economia reale del Paese. Parliamo infatti di orizzonti temporali che possono arrivare a quasi 70 anni: un capitale estremamente paziente che può essere investito nell’economia reale con una prospettiva di lunghissimo periodo. Si creerebbe così un circuito virtuoso: tali investimenti contribuirebbero a generare pil e occupazione a beneficio degli stessi giovani ai quali queste risorse sono destinate, in una logica life cycle. Si tratta di una potenza di fuoco enorme: sarebbero 365 mila nuovi iscritti l’anno, più di un milione in tre anni.
D. Resta da capire come alimentarli. Sulle pagine di questo giornale Maurizio Grifoni, presidente del fondo pensione del terziario Fon.Te, ha lanciato la proposta di un cashback sulla spesa delle famiglie da far confluire nei fondi pensione per i nuovi nati. Condivide?
R. Ne abbiamo discusso più volte insieme. Sarebbe una soluzione interessante per sganciare la previdenza integrativa dalla sola dimensione lavorativa e collegarla anche ai consumi, a vantaggio delle fasce meno abbienti della popolazione che più hanno bisogno di questi strumenti. Tutta la famiglia, attraverso la spesa al supermercato o al benzinaio, potrebbe contribuire alla futura pensione dei nuovi nati e l’Inps potrebbe dare un contributo anche alla costruzione di questa piattaforma.
D. Perché parla anche di un’emergenza sanitaria? Covip in più occasioni ha segnalato la necessità di vigilare i fondi e le casse sanitarie. Alla fine il governo ha disposto l’obbligo di pubblicazione annuale dei bilanci. Non basta?
R. Si tratta di strumenti che beneficiano di significative agevolazioni fiscali, nell’ordine di miliardi di euro, e che hanno di fatto operato in assenza di una vigilanza economico-finanziaria organica sui costi di gestione, sui patrimoni e sull’effettiva erogazione delle prestazioni agli iscritti. La pubblicazione dei bilanci è un primo passo importante, ma occorre un sistema strutturato di controlli che assicuri trasparenza, solidità e tutela degli iscritti. Previdenza e sanità integrativa sono due facce della stessa medaglia: guardano entrambe alla protezione della persona, l’una sul piano economico e l’altra su quello sanitario. Perciò ritengo che la Covip per competenze, esperienza e modello di vigilanza sia l’autorità più adatta ad assicurare anche sui fondi sanitari una vigilanza economico-finanziaria organica. È una scelta che il Paese non può più rinviare. (riproduzione riservata)